ENERGIA. Senato toglie obbligo su tariffa di riferimento. Adiconsum: “Arriveranno gli aumenti”

Ieri sera la Commissione Industria del Senato, accogliendo un emendamento del Centro destra, ha cancellato l’obbligo per gestori e distributori di energia di indicare la tariffa di riferimento. Commentando il provvedimento legislativo, l’Adiconsum ha espresso il suo disappunto, in quanto si tratta di una misura a totale svantaggio degli utenti. "È il via libera per le imprese – ha dichiarato il Segretario Generale dell’associazione, Paolo Landi – a forti aumenti delle tariffe. Per il consumatore significa che non avrà più termini di paragone per valutare se la tariffa offerta dal mercato libero è vantaggiosa o meno".

Secondo l’Adiconsum con la decisione di ieri si finisce per stravolgere il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, in quanto lo si modifica "proprio nella parte più significativa, quella rivolta a creare una concorrenza dove oggi non esiste, con misure di accompagnamento e di tutela minime per la famiglia". I consumatori "non avranno più – sostiene l’associazione – un parametro obiettivo per valutare la convenienza di cambiare gestore (possibilità prevista dal 1° luglio a seguito della liberalizzazione del mercato dell’energia) e saranno quindi alla mercè di informazioni ingannevoli, di promesse illusorie dei gestori con l’unica conseguenza certa di dare il via ad aumenti tariffari senza più alcun controllo, né da parte dell’Autorità dell’energia né tantomeno da parte delle famiglie prive di qualsiasi strumento di autocontrollo".

Adiconsum si appella Al Ministro Bersani, al Governo, all’Aula del Senato affinchè ripristino l’obbligo appena cancellato, "perché rappresenta una misura di trasparenza e uno strumento minimo indispensabile per l’avvio della liberalizzazione". "L’eliminazione di questa tutela da parte del Senato – conclude l’associazione – significa una liberalizzazione senza più alcuna protezione per gli utenti deboli, significa essere in mano a monopoli privati, soprattutto nel settore del gas, dove a causa dell’elevato numero dei distributori (sono già circa 400!), anche un’azione di contrasto dell’Autorità dell’energia e delle associazioni dei consumatori rischia di rivelarsi del tutto superflua".

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