ENERGIA. Unione Petrolifera: nel 2006 bolletta energetica verso i 28 miliardi di euro

Le bollette energetiche e petrolifere dell’azienda Italia presentano conti sempre più salati. I prezzi dei prodotti energetici continueranno a mantenersi sui livelli attuali almeno fino al 2010. E fin quando gli investimenti non saranno avviati in modo rigoroso la situazione di mercato resterà nelle mani dei venditori. È quanto è emerso oggi dall’Assemblea annuale dell’Unione Petrolifera presieduta da Pasquale De Vita. All’assemblea è intervenuto il Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani: "Da oggi – ha detto nel corso dell’Assemblea – noi guardiamo come vanno i
prezzi. Lo facciamo con amicizia ma stiamo attenti ai trend e li verifichiamo con quelli delle quotazioni internazionali".

BOLLETTA ENERGETICA. Conti sempre più salati per le bollette energetiche e petrolifere. Nel 2005 il balzo è stato di oltre 9 miliardi di euro (+31,8 per cento) rispetto al 2004, arrivando a 38,5 miliardi di euro. Nel giro di due anni sono stati pagati 12 miliardi di euro in più per gli approvvigionamenti dall’estero, data anche l’elevata dipendenza italiana che oggi è intorno all’84 per cento rispetto a una media europea di circa il 50 per cento. E nel 2006 si potrebbe superare i 28 miliardi di euro, registrando un rincaro di circa 6 miliardi rispetto all’anno scorso. È quanto prevede il presidente dell’Unione Petrolifera Pasquale De Vita: se "le attuali dinamiche dei prezzi del greggio dovessero confermarsi anche per il resto dell’anno nel 2006 si potrebbe sfondare il muro dei 28 miliardi di euro". A risentire, ha spiegato nel corso dell’assemblea annuale dell’Up, è stata anche la spesa netta per il gas, passata da 8,9 a 12,3 miliardi (+38,2%). In termini di peso sul Pil la fattura energetica rappresenta oggi il 2,9 per cento, contro il 2,2 del 2004.

PETROLIO. I prezzi del petrolio, e più in generale quelli dei prodotti energetici, continueranno "a mantenersi più o meno sui livelli attuali almeno fino al 2010". Il presidente dell’Unione Petrolifera non vede nel prossimo futuro un alleggerimento delle tensioni sul fronte del caro-barile. "Tenuto conto della situazione di sostanziale bilanciamento tra domanda ed offerta, la situazione di mercato resterà nelle mani del venditore fin quando gli investimenti non saranno stati avviati in maniera vigorosa". Sul prezzo del greggio a pesare non è solo la dinamica domanda-offerta del mercato ma anche "una forte componente speculativa": "stando ai calcoli degli analisti finanziari c’è un premio ipotetico fino ai 15-20 dollari al barile". "Ciò che altera gli equilibri è soprattutto il ruolo di operatori non commerciali di nuova entrata. E su tutti i fondi pensione e gli hedge fund: dai 3 miliardi di dollari impegnati nel 2000 in strumenti finanziari, l’esposizione è salita nel 2005 a 90 miliardi". Le leve del mercato petrolifero restano "saldamente in mano all’Opec" e in quelle dei venditori. E l’unica arma dei paesi consumatori contro il caro-barile è "un’alleanza" contro questo "strapotere". Un’alleanza, avverte il presidente dell’Unione Petrolifera, che dovrebbe essere almeno "europea" e presentare ai produttori un fronte compatto, capace di mostrare una capacità di gestione e riduzione dei consumi in grado di superare il ricatto dell’offerta. "Ci deve essere un messaggio chiaro dei consumatori, almeno di quelli europei compatti": dobbiamo dimostrare di saper "ridurre la dipendenza dall’oro nero", attraverso una serie di iniziative che vanno nella direzione del risparmio energetico e della migliore gestione dell’energia utilizzata. "Il dialogo Ue-Opec, auspicato da anni ma avviato concretamente solo nel 2005, finora non ha prodotto risultati apprezzabili e concreti in grado di tranquillizzare le economie europee. Lo stesso vale per il confronto Ue-Russia". Il punto é che "oggi abbiamo in realtà 25 mercati distinti spesso animati da malcelate pulsioni protezionistiche. Bisogna parlare con una voce sola, come suggerisce il Libro Verde, avendo chiaro cosa dire".

SCENARI. Nel 2005 nel mondo sono stati consumati oltre 10 miliardi di Tep di energia con la previsione di arrivare a oltre 16 nel 2030, un incremento del 60 per cento. Nel complesso le fonti fossili al 2030 dovrebbero coprire ancora l’81 per cento del totale e il petrolio manterrà la leadership con un peso del 34 per cento, seguito dal gas con il 24 e dal carbone con il 23. Al 2030, la dipendenza dal petrolio Opec dovrebbe arrivare a toccare il 50 per cento. E sempre al 2030 il contributo delle fonti rinnovabili alla domanda mondiale dovrebbe essere intorno al 14 per cento, idroelettrico incluso.

INVESTIMENTI. L’industria petrolifera italiana è pronta a fare la propria parte, in termine di impegno e investimenti per i quali prevede di mettere in pista 42,5 miliardi di euro nel 2005-2010 (la metà di quelli complessivi energetici). Ma chiede al Governo un confronto costante sulle misure da attuare e soprattutto interventi che non sorpassino le decisioni Ue ma si limitino a recepirle. È quanto ha lasciato intendere il presidente dell’Unione Petrolifera commentando comunque positivamente il recente ddl Bersani che "va nella giusta direzione". "L’industria petrolifera vuole essere garantita sul fatto che tutta la normativa non venga fatta ‘contro’ ma con la concertazione, sentendo le imprese. È inutile fare cose molto impegnative quando poi non c’è calcolo sul fronte dei costi benefici. Servono norme chiare". In particolare De Vita fa un appello sul fronte del recepimento delle norme Ue e con un riferimento alla variabile ambientale: "Quello che chiediamo è di poter operare in un ambito competitivo". De Vita cita così il caso delle emission trading. "A preoccupare è il secondo periodo di applicazione (2008-2012), di cui si sta discutendo in queste settimane: il piano Italiano dovrà presentare alla Commissione Ue entro il 30 giugno non potrà non tenere conto dell’esperienza e delle difficoltà incontrate. La struttura industriale ed energetica italiana non consente ulteriori margini di miglioramento e dunque il costo marginale degli interventi risulta mediamente più elevato di quello degli altri paesi europei. Costo destinato a crescere se, come sembra, il taglio ulteriore delle quote si dovesse aggirare tra il 12 e il 16 per cento del totale assegnato".

GOVERNO. All’assemblea dell’Unione Petrolifera sono intervenuti il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani che ha sottolineato l’attenzione nei confronti dei prezzi. "Lo Stato ha staccato la spina all’interesse – ha aggiunto ricordando le previste misure sulle accise che sterilizzeranno gli aumenti del gettito Iva legato ai rincari della materia prima – In coerenza con questo terremo un occhio particolare alle dinamiche del mercato. Il Governo è dalla parte dello sviluppo economico e dei consumatori".

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