ENERGIA. Wwf: “Sorpresa, l’Italia fanalino d’Europa sulle rinnovabili”

Dal 1997 ad oggi in Italia il contributo delle energie rinnovabili invece che aumentare è diminuito, passando dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi. L’Italia è tra i paesi maggiormente lontani dal obiettivo nazionale del 25% di quota da rinnovabili sul totale del consumo energetico. A confermarlo sono il rapporto del 2005 dell’Ministero dello sviluppo economico, i dati provvisori d’esercizio di Terna relativi al 2006 e soprattutto il rapporto della Commissione europea sulla situazione delle rinnovabili nei Paesi dell’Unione Europea, che domani verrà resa nota a Bruxelles nel quadro del pacchetto energia e ambiente. Accanto ai dati sulla situazione italiana compariranno due faccine che piangono, a differenza di quanto avverrà per Danimarca, Germania, Ungheria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Olanda, la cui situazione viene giudicata molto o abbastanza positivamente. Altri Paesi nei quali la situazione delle rinnovabili viene invece giudicata negativamente, sono Austria, Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Malta e Slovacchia.

Il presunto "vantaggio" italiano sulle rinnovabili, tanto sbandierato negli scorsi anni, si fondava soprattutto sull’eredità del passato, vale a dire l’ampia quota di energia idroelettrica sui cui i nostri padri avevano puntato per non dipendere del tutto dai combustibili fossili che dobbiamo importare. Ebbene, il 2005 è stato un anno particolarmente difficile per il settore idroelettrico, data la scarsa piovosità, tuttavia, conferma la Commissione, anche normalizzando i dati delle precipitazioni il contributo delle rinnovabili nel nostro paese si fermerebbe al 16%. Ovvero in tutti questi anni, nonostante i miliardi di soldi spesi d’incentivazione, i risultati non si sono fatti vedere, mentre gli altri paesi sono andati avanti a passi da gigante.

Il dato sulle fonti rinnovabili non fa che confermare che l’Italia non si è per niente attrezzata per rispettare il protocollo di Kyoto e combattere i mutamenti climatici. Non solo, l’inazione sulle fonti rinnovabili non fa che aumentare la dipendenza energetica dall’estero. Tra gli obiettivi della UE si annuncia un target di riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 30% al 2020. L’Italia dovrebbe ridurle del 6,5% al 2008-2012 rispetto al 1990 eppure, ad oggi le emissioni sono aumentate del 13%. Siamo sempre più lontani dall’Europa, sempre più lontani dalle nostre responsabilità internazionali, nonostante saremo tra i Paesi Europei più colpiti dagli effetti dei mutamenti climatici. Rinnovabili, riduzione dei consumi, miglioramento dell’efficienza energetica queste le chiavi per rispondere alla sfida lanciata dalla UE, una sfida che non possiamo vincere con l’inazione o politiche di segno opposto (il carbone, pur sapendo che quello pulito non esiste).

 

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