ETICHETTATURA. Cioccolato puro, l’AIDI: sentenza Ue è passo indietro

"La sentenza della Corte di giustizia sul "cioccolato puro" conferma ancora una volta la tendenza dell’UE che non premia le produzioni alimentari di qualità". Così l’AIDI commenta la decisione della Corte secondo la quale l’Italia utilizzando la denominazione "cioccolato puro" ha violato la normativa Ue sull’etichettatura.

L’AIDI riassume la vicenda in questo modo: il cioccolato nella prima direttiva europea del 1973 si poteva fare solo con burro di cacao. Con la successiva entrata dell’Inghilterra e dell’Irlanda, nei cui mercati era permesso aggiungere oltre al burro di cacao altri grassi tropicali, è stato concesso a questi Paesi, attraverso una specifica deroga, di utilizzare queste sostanze estranee al cioccolato.

Successivamente l’ultima direttiva del 2000, armonizzando la norma per tutti i Paesi dell’Unione Europea, dopo un lungo braccio di ferro, ha eliminato il divieto ed esteso la possibilità di utilizzare grassi tropicali a tutti i Paesi europei.

Poiché in Italia tali sostanze non sono mai state utilizzate e continuano a non essere utilizzate, in quanto estranee alla nostra tradizione, l’Amministrazione italiana – con l’accordo dei consumatori e di tutti gli operatori, industriali e artigianali – ha previsto nella norma di recepimento la possibilità di evidenziare l’esclusiva presenza di burro di cacao attraverso la semplice dizione "puro" proprio per consentire al consumatore di riconoscere in maniera semplice e immediata il cioccolato prodotto utilizzando solo burro di cacao (denominato appunto "cioccolato puro"), distinguendolo da quello contenente altri grassi estranei alla tradizione nazionale.

La Commissione europea, su spinta delle lobby di quei Paesi ispirati da logiche che nulla hanno a che fare con la qualità degli alimenti, aveva quasi da subito contestato l’iniziativa che il Governo e il Parlamento italiano avevano in più di un’occasione confermato senza indugio all’unanimità.

La Sentenza della Corte di Giustizia UE, ribaltando le carte in tavola, accusa l’Italia di ingannare il consumatore attraverso la parola "puro", dizione che era stata introdotta esattamente per lo scopo contrario e per evitare che il cioccolato con sostanze estranee si confondesse con il cioccolato tradizionale italiano.

Nel confermare il nostro pieno appoggio all’operato sinora svolto dalle Istituzioni nazionali, sarà ora nostra cura, metabolizzate le motivazioni della Sentenza che da una prima lettura ci sembrano alquanto contraddittorie, coordinarci con la nostra Amministrazione per concordare le opportune soluzioni normative che continuino comunque a salvaguardare la corretta informazione dei consumatori a difesa della qualità e della tradizione di eccellenza dei prodotti di cioccolato italiani.

 

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