ETICHETTATURA. Made in Italy, al via iter alla Camera

Oggi il testo della proposta di legge su Made in Italy verrà assegnato alla commissione Attività produttive, in sede legislativa, che quindi potrà approvarlo direttamente senza il passaggio dell’Assemblea. Ancora una volta una corsia preferenziale per il ddl, così come era già accaduto in Senato.

"Siamo arrivati ad un passo dal traguardo finale – ha detto Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati della Lega Nord – questa legge è importante per tutti, per le imprese, i lavoratori ed il Paese".

Provvedimento che ha incassato anche il plauso del sindacato. "Sono particolarmente contenta sia dell’iter, sia del merito, sia delle condizioni bipartisan con cui si è arrivati alla definizione di questa legge – ha detto Valeria Fedeli, segretaria generale della Filtea-Cgil e presidente del sindacato europeo del settore tessile abbigliamento cuoio e calzature – Serve trasparenza e tracciabilità di tutti i processi produttivi dei prodotti, dichiarare dove e come si produce. Questa è una legge che punta ad una competizione di sviluppo equo ed etico sostenibile".

Cosa prevede il provvedimento? Innanzitutto saranno "Made in Italy" solo le scarpe, i vestiti e gli articoli in pelle prodotti prevalentemente in Italia.

La denominazione "Made in Italy" potrà essere usata esclusivamente per prodotti finiti le cui fasi di lavorazione abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano; in particolare, se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio italiano e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità. I prodotti che non potranno essere marchiati come "Made in Italy" dovranno essere obbligatoriamente etichettati con l’indicazione dello Stato di provenienza.

L’etichetta obbligatoria consentirà la tracciabilità, nel senso che indicherà non dove il prodotto è stato finito ma dove sono state eseguite le lavorazioni. Dovrà essere apposta su tutti i prodotti finiti e intermedi, evidenziando il luogo di origine di ciascuna delle fasi di produzione. Dovrà, poi, contenere indicazioni sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, la certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti; l’esclusione dell’impiego di minori nella produzione; il rispetto della normativa europea e degli accordi internazionali in materia ambientale. Il Senato ha stabilito che sarà un decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Politiche europee, da emanare entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge, previa notifica all’Ue, a stabilire le caratteristiche dell’etichettatura obbligatoria e di impiego dell’indicazione "Made in Italy", nonché le modalità per l’esecuzione dei relativi controlli, anche attraverso il sistema delle Camere di commercio.

Il Senato ha cassato le sanzioni che riguardano il pubblico ufficiale che omette i controlli sulle merci imposti dalla nuova disciplina. Il testo della Camera prevedeva la reclusione da sei mesi a due anni con una multa fino a 30 mila euro. Rimangono le altre sanzioni. La mancata o scorretta etichettatura dei prodotti e l’abuso della denominazione "Made in Italy" saranno puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro; nei casi più gravi la sanzione è aumentata fino a due terzi, nei casi meno gravi invece è diminuita nella medesima misura. La merce è sempre oggetto di sequestro e confisca. Se queste violazioni sono reiterate allora sono sanzionate penalmente, con la reclusione da 1 a 3 anni; qualora, poi, vengano commesse tramite apposita organizzazione, sono soggette alla reclusione da 3 a 7 anni. Se ad abusare del ‘made in Italy’ sono le imprese, la sanzione andrà da 30.000 a 70.000 euro oltre al sequestro e alla confisca delle merci; la reiterazione della violazione comporta la sospensione dell’attività d’impresa da un minimo di un mese ad un massimo di un anno.

Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore il primo ottobre. Il Senato ha differito a questa data l’efficacia delle norme per dare tempo alla Commissione europea di pronunciarsi sul provvedimento dopo la notifica da parte dell’ Italia.

 

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