ETICHETTATURA. Nuove norme sui bovini sotto i 12 mesi, intervista al veterinario P. Palladino

Entra oggi in vigore il regolamento europeo 700 del 2007,relativo alla commercializzazione della carne ottenuta da bovini di età non superiore a dodici mesi. Paolo Palladino, veterinario direttore del Servizio Ispezione e Controllo della Asl RM E di Roma ci racconta cosa cambia in tema di etichettatura dei bovini.

Quali sono le novità principali del regolamento 700/2007? Cosa cambia da oggi per i consumatori?

Le carni di bovini di età non superiore ai 12 mesi vengono divise in due sottocategorie: carni provenienti da animali fino a otto mesi e carni di animali da 8 a 12 mesi. La prima categoria ha la denominazione di vendita di "vitello" o "vitella". Nel secondo caso troveremo la dicitura "vitellone". Prima avevamo invece soltanto una categoria, ovvero "vitello". Il regolamento entra in vigore oggi, ma a partire dalla fase di macellazione. La norma si applica, quindi, alle carni macellate da oggi e che inizieremo a trovare nei punti vendita tra due o tre giorni, visto il periodo di frollatura. In etichetta i consumatori troveranno le due denominazioni citate, integrate dalle informazioni obbligatorie previste per le i bovini come il paese di nascita, di allevamento, il mattatoio e così via…

Perché è stato introdotta questa suddivisione per le carni bovine?

Si tratta di una operazione di armonizzazione delle griglie di classificazione, ovvero un allineamento di tipo commerciale qualitativo. La precedente tipologia di classificazione poteva creare qualche disomogeneità di mercato tra gli stessi Paesi europei.

Per quelle provenienti dai paesi terzi come si applicherà la norma?

Tutti i prodotti che vengono immessi nel mercato europeo dovranno riportare questa informazione e adeguarsi alla normativa europea. Questo per evitare che ci siano delle sperequazioni tra i prodotti europei e dei Paesi terzi.

Quali sono le differenze in termini organolettici tra le carni di differente età?

Uno dei parametri qualitativi delle carni è proprio l’età dei bovini. Più giovani sono gli animali, più le carni sono tenere e meno grasse. Quindi il prodotto è più facilmente somministrabile a consumatori con problemi di digeribilità come gli anziani e i bambini. Le carni, invece, di bovini più adulti hanno un contenuto vitaminico più elevato, come nel caso del ferro.

L’etichettatura di origine delle carni è stata varata solitamente dopo delle emergenze (BSE per i bovini e aviaria per il pollo). Ora la Commissione Europea ha deferito l’Italia proprio per la normativa relativa alle carni avicole, quale la sua opinione?

L’introduzione dell’etichettatura di origine e la tracciabilità delle carni è stato proprio un modo per ridare fiducia al consumatore dopo scandali come quello della mucca pazza. Il cittadino, grazie alla indicazione dell’origine, è libero di scegliere di comprare carni italiane o meno. Più informazioni ci sono in etichetta e più il consumatore ha fiducia nei confronti del mercato. Le decisioni prese a livello europeo dipendono da vari problemi di tipo organizzativo o politico. Lo scopo principale della tracciabilità è sempre quello di dare informazioni chiare e precise al consumatore.

 

PDF: Il regolamento 700 del 2007

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