EUROPA. Aiuti alle regioni italiane per lo sviluppo rurale

Il Piano strategico nazionale ha classificato il territorio italiano in 4 categorie: Zone A per i Poli urbani, zone B per le zone rurali con agricoltura intensiva specializzata, zone C per le zone rurali intermedie e zone D per le zone rurali con problemi globali di sviluppo. La superficie delle zone rurali B, C e D occupa il 92% del territorio; le zone C e D sono caratterizzate da infrastrutture e servizi insufficienti alla popolazione e da un abbandono delle terre. Sulla base dei bisogni identificati dalla strategia di Lisbona e Goteborg, il piano strategico nazionale individua 3 obiettivi strategici:

  • migliorare la competitività del settore agricolo e forestale;
  • migliorare l’ambiente e lo spazio rurale;
  • migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e diversificare l’economia rurale.

Il contributo totale del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo agricolo per il periodo 2007-2013 per l’Italia è di 8.292 mio EUR. La Calabria è la regione con il minor grado di sviluppo; il Pil per abitante è inferiore alla media italiana, l’occupazione è bassa. Gran parte del contributo dell’UE deve essere investito per:

  • consolidare la qualità dei prodotti agricoli e forestali;
  • innovare le imprese e integrare la catena produttiva;
  • potenziare la capacità imprenditoriale e professionale degli operatori agricoli e forestali.

Il programma LEADER, che stanzia 66.044.278 euro, si prefigge di rafforzare la capacità di programmazione e gestione locale e di valorizzare le risorse endogene dei territori.
Per la regione Piemonte il programma di sviluppo rurale prevede di rafforzare la competitività, promuovere un uso sostenibile delle risorse naturali e il potenziale di attrazione globale nelle zone rurali, intervenire sull’integrazione tra lo sviluppo del settore agricolo e forestale, l’ambiente, la bioenergia, l’agriturismo e i servizi. Altre priorità sono la riduzione di gas a effetto serra e di agenti acidificanti; la protezione del territorio nelle zone a rischio di marginalizzazione e salvaguardia dei suoli e del paesaggio; la salvaguardia sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle risorse idriche superficiali e profonde. Stessi obiettivi sono previsti per le regioni Sardegna e Umbria.

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