EUROPA. Ancora lontana nelle istituzioni Ue l’uguaglianza di genere

L’uguaglianza di genere nelle istituzioni politiche è ancora una realtà lontana. Anche a livello europeo: nel Parlamento Ue, ad esempio, la presenza femminile si attesta solo al 31%. E mettendo a confronto i vari Stati membri l’Italia si aggiudica un quartultimo posto per le quote rosa: 13 donne su 78 eurodeputati. Questi i dati al centro della conferenza oggi organizzata dal legislativo Ue "Il ruolo delle donne nel dialogo interculturale". Previsto anche il seminario "L’uguaglianza tra le donne e gli uomini nei lavori parlamentari", occasione per uno scambio sulle buone pratiche in seno ai Parlamenti nazionali e al Parlamento europeo per quanto riguarda l’approccio integrato dell’uguaglianza tra uomini e donne nei lavori parlamentari.

Al Parlamento europeo, la commissione dei diritti della donna e dell’uguaglianza di genere redige ogni due anni un rapporto sull’integrazione della dimensione di uguaglianza nei lavori delle altre commissioni. Questo rapporto si basa sullo scambio di informazioni e strade percorse tra la commissione FEMM e i membri responsabili delle questioni di uguaglianza di genere che siedono in ogni commissione. Non ci sono dei limiti in quanto ai domini politici da trattare, poiché l’approccio integrato su questo tema è di matura trasversale e riguarda tutti i settori.

Come accennato al Parlamento europeo l’uguaglianza di genere è ancora lontana, con il 31% di presenza femminile. Passi avanti sono stati fatti indubbiamente rispetto alle prime elezioni a suffragio universale del 1979 in cui la quota rosa si attestò al 17% e rispetto alla presenza media degli altri parlamenti nel mondo. Il Paese dell’Ue con la presenza femminile in Parlamento europeo più alta nel 2008 è l’Olanda con il 52%, seguita da Estonia e Lussemburgo. La situazione è ancora critica per Malta e Cipro che non hanno eletto ancora alcuna donna che rappresenti il paese in Europa.

L’Italia si aggiudica il quartultimo posto con il 16,7%.Sono 6 le donne presidenti delle commissioni parlamentari su un totale di 23; 13 le presidenti di delegazioni su 37 e 2 le donne che hanno ricoperto la carica di Presidente del Parlamento europeo, su un totale di 12.

Si è ancora lontani da quel 30% considerata la soglia necessaria per un’influenza politica reale, sebbene in 10 anni la media europea sia salita dell’8%, passando dal 16% del 1997 al 24% del 2007. Alla fine del 2006, secondo il rapporto della Commissione europea "Donne e uomini nel processo di decision making 2007", solo 20 Paesi nel mondo, di cui 8 appartenenti all’Ue, avevano raggiunto o superato la quota del 30%. Tra questi Stati membri l’Italia non c’era, con il suo 17% che l’ha relegata al 19esimo posto. C’erano, invece, Svezia, Finlandia, Olanda, Danimarca, Spagna, Belgio, Germania e Austria.

In occasione della giornata delle donne, l’Eurostat ha pubblicato alcuni dati interessanti sulle differenze di genere che persistono nell’Unione europea.

"Se crediamo nei valori della democrazia non possiamo lasciare la metà della popolazione fuori dalle strutture di comando – ha dichiarato Vladimir Spidla, commissario responsabile per le pari opportunità. "La parità di genere è anche un elemento positivo sul piano economico. Le nostre economie – ha aggiunto Spidla – devono valorizzare appieno tutti i talenti di cui disponiamo se vogliamo affrontare la competizione globale. Dobbiamo perciò infrangere una volta per tutte il soffitto di vetro".

Le donne tra i 15 e i 64 anni con un lavoro sono state, durante il terzo trimestre del 2007, nell’Unione europea, il 58,8% contro il 73,2% degli uomini. Tra gli Stati membri ci sono chiaramente grandi differenze: il valore più alto si è registrato in Danimarca e Svezia (73,3% ciascuno) e nei Paesi Bassi (70,1%); mentre quello più basso si è avuto a Malta (37,5%), in Italia (46,9%) e in Grecia (48,2%). A gennaio 2008 il tasso di disoccupazione delle donne nell’Ue27 è stato del 7,4% contro il 6,3% degli uomini; anche in questo caso ci sono variazioni che vanno dal 3,2% nei Paesi Bassi, al 12,6% in Grecia (nel terzo trimestre del 2007) e al 12,4% in Slovacchia.

Un altro dato significativo è che le donne rappresentano, in tutti gli Stati membri, la maggioranza del personale che insegna nelle scuole primarie e secondarie: nel 2005 sono state il 69%. Nell’insegnamento nelle scuole superiori, invece, le donne sono state molto di meno degli uomini, in quasi tutti i Paesi.

Nel 2006, inoltre, un terzo dei dirigenti e quadri di impresa erano donne, cioè in tutti gli Stati membri le donne che occupano posti di lavoro alti e decisionali sono meno degli uomini. Nel 2007, in media in tutta l’Unione, un quarto dei membri dei Parlamenti nazionali e un quarto dei ministri del Governo sono stati donne. Le percentuali più alte si sono registrate in Svezia, con il 47%, in Finlandia (42%), nei Paesi Bassi (39%) e in Danimarca (37%). A Malta il valore è stato invece del 9%; in Ungheria e in Romania dell’11%, in Italia del 17%. In Finlandia le donne ministro sono state più della metà, in Svezia il 45%, in Spagna del 41%. In Romania non c’è stata nessuna donna al Governo; in Grecia e Slovacchia sono state il 6%, in Italia il 22%.

Per quanto riguarda il tempo libero, le differenze più evidenti tra le abitudini maschili e quelle femminili si sono registrate rispetto alle manifestazioni sportive (solo il 29% delle donne ha assistito, nel 2007, ad una manifestazione sportiva, contro il 53% degli uomini) e rispetto alla lettura (le donne che hanno letto un libro nel 2007 sono state il 74% contro il 67% degli uomini).

Sia per gli uomini che per le donne l’età per il primo matrimonio, nel 2006 si è innalzata rispetto al 2000, in tutti gli Stati membri: la media europea femminile nel 2006 è stata di 28,1 anni, mentre nel 2000 era di 26,8; quella maschile è stata di 30,6 anni, un anno in più rispetto al 2000. Nel 2006 le donne più giovani si sono sposate in Lituania (25 anni), in Romania (25,2 anni ) e in Portogallo (25,4 anni) e quelle più adulte in Svezia (31,3 anni), in Danimarca (30,7 anni) e in Francia (29,5 anni). La media italiana è stata di 28,6, di poco superiore a quella europea.

Anche l’età per il primo figlio si è innalzata, in tutti gli Stati membri, rispetto al 2000: nel 2005 la media è stata di 28,1 anni, contro i 27,4 anni di 5 anni prima.

Tra le donne e gli uomini, nel 2006, c’è stata una differenza di 6,3 anni per quanto concerne la speranza di vita: 80,9 anni la media femminile, 74,6 anni quella maschile. In Francia, Spagna e Italia si sono registrati i valori più elevati (84,4 anni e 83,8 anni) e i più deboli si sono osservati in Romania (76,2 anni) e in Bulgaria (76,3 anni).

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