EUROPA. Da Bruxelles arrivano una serie di richieste all’Italia

Un giovedì particolare per l’Italia e per alcuni altri Paesi dell’Unione Europea. Da Bruxelles, infatti, arrivano una serie di richiami su direttive comunitarie mal recepite, su misure correttive non comunicate e su standard europei non rispettati. Vediamo, in particolare, quelli che riguardano il nostro Paese. Si parte dalla sicurezza stradale: la Commissione europea ha chiesto all’Italia di recepire la direttiva sul controllo dei periodi di guida e di riposo (2009/4/CE) e di comunicare le misure adottate per recepire la direttiva sulla categorizzazione delle infrazioni alla normativa in materia sociale nel settore dei trasporti su strada (2009/5/CE). Entrambe le direttive sono strumenti importanti per garantire sia la sicurezza sulle strade che eque condizioni di concorrenza tra gli autotrasportatori. Se l’Italia non adempirà alle richieste entro 2 mesi, la Commissione potrà rinviare il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

La Commissione europea chiede all’Italia di ottemperare alla sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Nel 2007 la Corte ha accertato che non erano stati adottati i piani di gestione dei rifiuti previsti dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalla direttiva sui rifiuti pericolosi, oppure che i piani esistenti non avevano attuato correttamente le direttive in alcune regioni e province italiane. Successivamente erano stati approvati i piani per il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, Bolzano e Rimini. Tuttavia, il piano programmatico esistente nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione dell’UE. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora e se le autorità italiane non intraprenderanno le azioni necessarie, la Commissione potrà decidere di adire di nuovo la Corte nei confronti dell’Italia per chiedere che sia condannata a sanzioni pecuniarie.

E passiamo alla libera circolazione delle merci. La Commissione ha chiesto all’Italia di modificare la sua legislazione sulle acque in bottiglia, per conformarsi alle norme europee sulla libera circolazione delle merci. Secondo la Commissione Europea, infatti, la legge italiana impone restrizioni ingiustificate alla commercializzazione dell’acqua destinata al consumo umano non classificata né come acqua minerale naturale né come acqua di sorgente. Queste restrizioni ostacolano l’importazione in Italia di acqua potabile in bottiglia confezionata o commercializzata legalmente in altri paesi dell’Unione europea. Anche in questo caso l’Italia ha due mesi di tempo per comunicare le misure correttive.

Un’altra richiesta della Commissione riguarda l’applicazione corretta delle disposizioni legislative dell’UE sui grandi rischi industriali. Nel dettaglio, le autorità della provincia di Trieste non hanno fornito al pubblico informazioni sufficienti in merito alle misure di sicurezza e al comportamento da tenere in caso di incidente.

La Commissione ha chiesto, inoltre, all’Italia di modificare la propria normativa per garantire che le tasse portuali richieste per le navi dirette o provenienti da porti non italiani non siano superiori a quelle applicate alle navi dirette o provenienti da porti italiani. La Commissione ritiene che l’attuale normativa italiana violi la legislazione UE in materia di liberalizzazione dei trasporti marittimi tra Stati membri e tra Stati membri e paesi terzi.

Infine, da Bruxelles giunge un invito all’Italia a conformarsi alle nuove norme UE completamente riviste sugli aerosol. Ad oggi risulta che l’Italia non ha ancora dato alcuna attuazione alle pertinenti norme UE.

Ma c’è anche una buona notizia: oggi la Commissione europea ha chiuso il procedimento d’infrazione contro l’Italia per inesatto recepimento delle norme UE sulla parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro (direttiva 2006/54/CE). Il caso si è concluso dopo che l’Italia ha allineato la propria legislazione ai requisiti della direttiva a seguito dell’azione della Commissione.

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