EUROPA. Diritto di voto ai cittadini dei Paesi terzi, le precisazioni della Corte Giustizia Ue

La possibilità di estendere il diritto di voto del Parlamento europeo a cittadini di Stati terzi non è preclusa dalle regole generali del Trattato. Una simile estensione appare coerente con il principio democratico del suffragio universale che milita a favore del riconoscimento del diritto di voto al maggior numero possibile di persone e quindi anche agli stranieri stabiliti in un determinato Stato membro. Lo ribadisce l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea nelle conclusioni relative a due cause (Spagna /Regno Unito e Olanda) in materia di diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo a cittadini di paesi terzi residenti in un territorio europeo.

Nella nota l’Avvocato precisa però che "gli Stati membri sono tuttavia tenuti a rispettare i principi generali dell’ordinamento quali i principi di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione oltre che le specifiche disposizioni comunitarie in materia". Inoltre l’Avvocato aggiunge che uno Stato "può riconoscere il diritto di voto alle elezioni europee ai propri cittadini residenti sul territorio europeo dello Stato e negarlo a quelli residenti su una parte dello Stato che costituisce un territorio d’oltremare associato alla Comunità"

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