EUROPA. Ecofin chiede a Italia date sicure per riforme. Si allontana ipotesi di Tobin Tax europea

L’Italia fornisca date precise e garanzie sulle riforme promesse a Bruxelles. Il vertice di ieri tra i 27 Ministri delle Finanze dell’Ue ha visto l’Italia ancora al centro dell’attenzione. Il Ministro italiano Giulio Tremonti non ha partecipato al summit essendo partito per Roma in mattinata. Il giorno precedente, alla riunione dell’Eurogruppo (17 Paesi della zona Euro) che precede tradizionalmente l’Ecofin, Tremonti ha assicurato i colleghi europei sugli impegni del governo italiano e sulla rapidità della loro adozione.

Oggi è iniziato il monitoraggio delle riforme promesse da Roma da parte dei tecnici dell’Ue e della Banca centrale europea. Si tratta del primo caso effettivo di "sorveglianza" europea previsto dalla nuova governance economica europea approvata ieri ufficialmente dall’Ecofin dopo l’ok di massima del 4 ottobre a Lussemburgo. Si tratta del cosiddetto "six pack", ovvero i 6 pacchetti che prevedono un intervento diretto da parte di Bruxelles nella gestione economica delle casse dei Paesi membri. Questi pacchetti prevedono l’obbligo di mantenere entro il 3% il deficit annuale ed entro il 60% il debito pubblico. Introdotto un regime di semi-automatico di sanzioni ai Paesi che dovessero sforare questi diktat grazie alla regola della cosiddetta ”maggioranza inversa”: la Commissione europea propone la sanzione allo Stato membro che deve poi essere accettata dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata. Le sanzioni vanno dallo 0,2% del Pil allo 0,5%. Introdotta anche una sorveglianza delle politiche macro-economiche dei governi (è il caso dell’Italia) con relative sanzioni.

Si allontana l’introduzione in Europa della Tobin Tax. L’ipotesi di tassazione sulle rendite finanziarie di cui si parla orma da mesi sembra più lontana dopo il palese niet della Gran Bretagna. "Non perdiamo tempo su un argomento sul quale non ci sarà mai unanimità”, ha detto il Ministro inglese John Osborne. Secondo il Ministro britannico non solo "una simile tassazione è completamente inutile se non imposta a livello mondiale" ma, allo stato attuale delle cose, "si ripercuoterebbe solo su cittadini e pensionati". Al no della Gran Bretagna è seguito quello dell’Irlanda, per la quale il Ministro Michael Noonan ha dichiarato di "temere una delocalizzazione dei servizi finanziari in Gran Bretagna qualora questa tassazione fosse imposta solamente nella zona Euro". Ai dubbi della Svezia (Paese non Euro) si sono uniti quelli dell’Italia, rappresentata al summit dall’ambasciatore italiano presso l’Unione europea Ferdinando Nelli Feroci. L’Italia teme le supposte "conseguenze negative sul rifinanziamento del debito sovrano italiano" dal momento che la Tobin tax "inciderebbe sulla compravendita dei titoli di stato, sottraendo così liquidità al mercato". Restano fortemente favorevoli Francia e Germania. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha definito la Tobin tax "tecnicamente possibile, finanziariamente necessaria e moralmente inevitabile".

Al palo la proposta di Tobin Tax della Commissione europea. La proposta di direttiva dell’Ue avrebbe dovuto applicare questa tassazione entro il 2014. Anche senza l’adesione di Londra, la maggiore piazza finanziaria europea, si stima che il gettito prodotto dalla tassa con l’aliquota dello 0,05% si ridurrebbe da 650 a 450 miliardi di dollari l’anno. Il nuovo gettito derivante dalla tassazione finirebbe nelle casse pubbliche europee e nel bilancio comunitario, senza escludere la possibilità di creare un fondo di sicurezza per le banche. Secondo il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso si tratta di una "tassa sulla speculazione, eticamente giusta, tecnicamente fattibile, economicamente sostenibile".

di Alessio Pisanò

 

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