EUROPA. Frattini chiede a Napolitano una scuola italiana a Bruxelles

STRASBURGO. "Se ci sono piu’ italiani a Bruxelles che in una media provincia italiana, come mai non c’e’ una scuola italiana, pubblica o privata, nella capitale europea?". E’ questa la domanda rivolta dal vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi a Strasburgo in visita al Parlamento europeo, per sottolineare la necessita’ di una scuola italiana a Bruxelles.

Nella capitale belga, scrive Frattini "sono 30.000 i cittadini italiani" e "300.000 in tutto il Belgio". Quindi, il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, "preoccupante che, dopo oltre mezzo secolo di presenza massiccia degli italiani in Belgio, e considerata la crescente importanza strategica di Bruxelles, non esista alcuna scuola italiana".

L’istruzione italiana è stata "completamente delegata alla Scuola Europea: una struttura insufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione italiana residente temporaneamente o definitivamente a Bruxelles". Alle Scuole europee infatti, "finiscono per accedere ormai quasi unicamente i figli dei funzionari comunitari e persino molti di questi rimangono esclusi dal sistema a causa di molteplici motivi (politiche di iscrizione restrittive, distanza della scuola, etc.) che non cessiamo di monitorare e combattere". Ma "di fatto", ammette Frattini, "tutti i figli di espatriati che non lavorano nelle istituzioni comunitarie o nelle rappresentanze diplomatiche non sono ammessi nelle scuole europee, mentre il bacino d’utenza è enorme: basti pensare che sul fronte della natalità (periodo 1987-2005) i figli dei soli italiani che lavorano in Commissione sono al terzo posto. Dopo Belgio (4373) e Francia (1620), l’Italia con 1409 supera il gruppo tedesco (1310) e la Spagna (1226)".

Ma una scuola italiana a Bruxelles ha anche un valore simbolico, spiega la lettera, perche’ bisogna "considerare anche l’importanza, il prestigio ed il significato simbolico che deriverebbe da una Scuola capace di competere, a Bruxelles, con le numerose scuole internazionali anglofone e francofone, la scuola tedesca, quella scandinava e persino quella greca".

Delle scuole italiane, private o pubbliche, esistono a Gedda in Arabia Saudita, a Sofia in Bulgaria, a Mosca, a Egilsstadir in Islanda, a Maputo in Mozambico, a Addis Abeba in Etiopia, ben tre scuole a Istanbul e una a Smirne e in vari Paesi d’Europa e del mondo.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "sostiene pienamente e simpatizza" con la proposta del vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, di aprire una scuola italiana a Bruxelles. "Non so -ha proseguito- se questo fuoriesca dai limiti stretti del problema della lingua nelle istituzioni dell’Unione ma dimostra una sensibilita’ che dobbiamo avere per la valorizzazione del nostro patrimonio linguistico".

Sempre sul problema della scarsa presenza della lingua italiana in sede europea, Napolitano ha risposto cosi’: "Posso soltanto dire -ha affermato- che ci sono impegni e sforzi in atto da parte di chi rappresenta il nostro paese presso l’Ue. Noi -ha aggiunto- sicuramente siamo fortemente impegnati primo a valorizzare l’uso della lingua italiana nell’attivita’ del parlamento europeo, secondo siamo anche favorevoli a nuove iniziative" in materia.

 

 

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