EUROPA. Il 16% dei cittadini Ue è a rischio povertà, 19 milioni sono bambini

Il 16% dei cittadini europei rimane esposto al rischio di povertà e circa l’8% si trova in questa condizione nonostante il fatto di avere un lavoro. Sono 78 milioni gli europei che vivono a rischio povertà e di questi 19 milioni sono bambini. È quanto si legge nella "Relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e l’inclusione sociale" della Commissione europea, che sarà discussa il prossimo 29 febbraio dai ministri dell’occupazione e degli affari sociali.

Secondo la Relazione, le riforme hanno contribuito a dare impulso alla crescita e all’occupazione ma si deve fare di più per garantire che raggiungano le persone ai margini della società e per migliorare la coesione sociale. Il documento si concentra soprattutto sulle priorità e sui progressi legati alla povertà infantile, al prolungamento della vita attiva, ai fondi di pensione privati, alle disuguaglianze nel campo della salute e all’assistenza di lunga durata. E una volta adottata dal Consiglio la Relazione sarà presentata al Consiglio europeo di primavera del 13-14 marzo.

Il documento evidenzia dunque come il 16% dei cittadini dell’Ue rimanga esposto al rischio di povertà. Sui 78 milioni di europei che vivono a rischio di povertà 19 milioni sono bambini. "Per spezzare il circolo della povertà e dell’esclusione – si legge in una nota – occorrono politiche sociali mirate e si deve fare in modo che ogni bambino renda meglio a scuola se si vogliono assicurare le pari opportunità per tutti. Si devono rafforzare le politiche di inclusione e di antidiscriminazione anche in relazione ai lavoratori migranti e ai loro figli e alle minoranze etniche". I bambini sono poveri perché vivono in famiglie con genitori disoccupati o a scarsa intensità lavorativa o anche perché il lavoro dei genitori non è abbastanza redditizio e le iniziative a sostegno dei redditi sono inadeguate. Per la Commissione "si deve trovare il giusto equilibrio tra gli aiuti alle famiglie nel loro complesso e quelli rivolti ai bambini di per sé. I paesi che presentano i risultati migliori mirano le loro iniziative sui bambini più svantaggiati nell’ambito però di un approccio più ampio a sostegno di tutti i bambini".

La Relazione evidenzia inoltre come siano aumentati i tassi di occupazione dei lavoratori anziani. Il tasso complessivo di occupazione di chi ha fra i 55 e i 64 anni è passato dal 38% nel 2001 al 44% nel 2006 e nove paesi (Danimarca, Estonia, Irlanda, Cipro, Lettonia, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito) hanno raggiunto l’obiettivo di Lisbona fissato al 50% entro il 2010, anche se il tasso di occupazione dei lavoratori anziani rimane ancora al 30% in altri paesi. Per la Commissione, dunque, "le misure attive di inclusione, come anche le riforme dei sistemi pensionistici e dei mercati del lavoro, hanno migliorato gli incentivi a lavorare, ma rimangono ancora sacche di manodopera non valorizzate. Insieme agli sforzi volti a incrementare la produttività ciò contribuirà a creare una base più solida per i sistemi di protezione sociale e a garantire l’adeguatezza e la sostenibilità delle pensioni, a patto che i mercati del lavoro si aprano ai lavoratori anziani".

Per il Commissario europeo responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità Vladimír Špidla bisogna far interagire le diverse politiche per assicurare l’inclusione di è più vulnerabile. "Le nostre riforme della protezione sociale e le politiche di inclusione sociale stanno producendo risultati: promuovono la coesione sociale e la crescita facendo entrare un maggior numero di persone nel mercato del lavoro e rendendo maggiormente sostenibili le finanze pubbliche – ha affermato Vladimír Špidla – Ma una crescita vigorosa e la creazione di posti di lavoro non migliorano automaticamente la situazione delle persone più emarginate. Dobbiamo far interagire le varie politiche per assicurare la piena inclusione dei più vulnerabili."

LINK: Joint Report on Social Protection and Social Inclusion 2008

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