EUROPA. Non chiamatela “Class action europea”

A Bruxelles sono in corso le consultazioni che porteranno alla cosiddetta "class action europea", ovvero l’azione legale collettiva risarcitoria che offre a un singolo consumatore vittima di pratiche commerciali scorrette (crack finanziari, irregolarità nei contratti telefonici, disservizi nei trasporti e problemi con pacchetti turistici) la possibilità di chiedere l’avvio di una procedura legale di risarcimento per lui e per tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni. Scopo della Commissione è identificare gli ostacoli che si frappongono a un efficace ricorso dei consumatori in termini di accesso, efficacia ed economicità e presentare diverse opzioni per colmare le lacune. Insomma le consultazioni avviate tra istituzioni, imprese e consumatori, dovranno definire le linee guida della normativa UE sul risarcimento collettivo.

Nel Green Paper pubblicato dalla Commissione europea nel 2008 venivano individuate 4 diverse opzioni. (1) Nessuna azione da compiere nell’immediato; (2) cooperazione tra gli Stati membri per estendere i sistemi nazionali di ricorso collettivo ai consumatori di altri Stati membri in cui non sussiste un tale meccanismo; (3) un mix di strumenti politici per rafforzare i mezzi di ricorso per i consumatori; (4) misure vincolanti o non vincolanti per far sì che in tutti gli Stati membri vi sia una procedura giudiziaria di ricorso collettivo. Secondo dati Eurostat (Ufficio Statistico delle Comunità Europee), il 76% dei consumatori sarebbe maggiormente disposto a far valere i propri diritti in tribunale se potesse unire le forze con altri consumatori. I consumatori europei, infatti, ritengono più difficili risarcimenti nei servizi finanziari (39%), telecomunicazioni (12%), trasporti (8%) e turismo (7). Ad oggi soltanto 13 Stati membri hanno attivato diversi sistemi nazionali che danno ai consumatori la possibilità di un ricorso collettivo: Francia, Germania, Finlandia, Svezia, Danimarca, Bulgaria, Grecia, Olanda, Italia, Spagna. Portogallo, Austria e Regno Unito. Dalle statistiche disponibili emerge che questi meccanismi nazionali negli ultimi anni sono stati applicati soltanto in un numero limitato di casi.

Non chiamatela "class action" – La Commissione ci tiene a chiarire che quella europea non sarà una vera "class action" ma una "collective redress", una distinzione che mette in luce le differenze tra la legislazione americana e quella che sarà europea. In Ue l’azione di risarcimento collettivo non prevede il danno punitivo, le parcelle di contingenza, l’inclusione dei consumatori e le procedure legali prima del processo. Uno degli aspetti che negli Stati Uniti ha trasformato la class action nello "spauracchio delle grandi multinazionali" è proprio la possibilità, oltre al risarcimento, che l’azienda colpevole debba pagare una cospicua somma di «punizione» per prevenire ulteriori comportamenti scorretti ai danni dei consumatori. Questo ha portato a multe milionarie a colossi come General Motors, Ford, Philip Morris e Reynolds.

Molto contrariate le associazioni dei consumatori internazionali, visto che non è la prima volta che la Commissione inizia delle consultazioni sulla class action. Già nel 2001 se ne parlava, nel 2005 è stato pubblicato il primo Green Paper, seguito poi da un White Paper nel 2008 e da un altro Green Paper lo stesso anno. Nell’ottobre 2010 la Commissaria Ue Giustizia e Libertà civile Viviane Reding aveva addirittura annunciato la "cancellazione della class action dalle priorità della Commissione europea". Il terremoto scoppiato tra le associazioni dei consumatori, aveva contribuito a far fare alla Commissione un passo indietro, tant’è che la Reding aveva incontrato il Commissario Ue ai Consumatori John Dalli il 12 ottobre per un "dibattito orientativo". Monique Goyens, direttore generale Beuc, aveva mandato una lettera di protesta alla Reding e al presidente della Commissione Barroso, ricordando che "la stessa Commissione ha stimato che in Europa i danni ai consumatori dovuti a pratiche commerciali scorrette vanno dai 25 ai 69 miliardi di euro l’anno". L’annuncio delle nuove consultazioni hanno deluso anche in Italia, dove la class action è rimasta sulla carta. Monica Multari, responsabile Trasporti del Movimento Consumatori parla di "un problema di accesso alla giustizia" e di "tempo buttato via".

di Alessio Pisanò

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori

 

 

Comments are closed.