EUROPA. Nuclear stress test, Bruxelles non trova l’accordo

L’incontro di alto livello tra le autorità di sicurezza nucleare (ENSREG), tenutosi ieri a Bruxelles, non ha portato ad un accordo sui parametri degli stress test a cui saranno sottoposti gli impianti europei così come annunciato dalla Commissione dopo il disastro di Fukushima, in Giappone. Pomo della discordia è l’inclusione di attentati terroristici, cyber attacchi e altri incidenti causati dall’uomo nei test. Decisive le pressioni di Francia e Gran Bretagna, i paesi Ue maggiormente produttori di energia nucleare, che vogliono solo che i test prendano in considerazione solo i disastri naturali. Diverso il parere del commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger, secondo cui gli attacchi esterni, come quelli terroristici, dovrebbero far parte del pacchetto dei test. "Nessuna decisione finale è stata raggiunta", ha fatto sapere Marlene Holzner, portavoce del commissario Oettinger, "Il contenuto degli stress test è più importante della loro tempistica. Se il risultato delle negoziazioni non è abbastanza positivo, allora preferiamo continuare a parlarne piuttosto che fare qualcosa di affrettato".

L’obiezione all’inclusione degli attacchi terroristici contraddice l’accordo politico raggiunto dopo il disastro di Fukushima sugli stress test che avrebbero dovuto prendere in considerazione diverse variabili, come la tipologia della tecnologia impiegata, l’anno di costruzione, la sismicità della zona e il pericolo d’incidenti aerei. L’inizio di questi test era previsto per la seconda metà del 2011. Ciononostante la Francia obietta che il rischio di attentati terroristici non è "espressamente citato" nella dichiarazione sottoscritta dalla Commissione. Secondo gli esperti del settore, infatti, un criterio del genere boccerebbe tutti gli impianti attualmente in funzione. Ad oggi in Europa ci sono 143 reattori (58 in Francia, 19 nel regno Unito, 17 in Germania, 10 in Svezia, 8 in Spagna, 7 in Belgio, 6 in Repubblica Ceca, 4 in Slovacchia e Finlandia, 2 in Bulgaria e 1 in Olanda e Slovenia) con 6 in costruzione e 15 già progettati. Il mancato accordo di Bruxelles arriva il giorno dopo il terremoto più potente della storia della Spagna, che ha causato 8 morti con epicentro a vicino all’impianto nucleare Cofrentes.

Le reazioni. Secondo Christian Taillebois, direttore delle relazioni esterne di Foratom (European atomic industry group), "l’energia nucleare gioca un ruolo ancora centrale in Europa e c’è decisamente spazio per migliorarne gli standard di sicurezza". È molto importante assicurare l’opinione pubblica che non c’è alcun rischio per la salute e per l’ambiente. Anche se la Germania decidesse di chiudere tutti i suoi impianti, questo non vuol dire che l’intera Europa si disposta a rinunciare al nucleare". Proprio la Germania aveva deciso di chiudere per 3 mesi i suoi 7 impianti più vecchi il giorno dopo il disastro in Giappone. Diversa la posizione della Francia, il cui fabbisogno energetico dipende per l’80% dall’atomo. Il ministro all’Industria francese Eric Besson ha dichiarato il 21 marzo che "l’energia nucleare rimane una fonte fondamentale d’energia per il Paese". Rebecca Harms, eurodeputata tedesca copresidente del gruppo dei Verdi, ha criticato la "debolezza" della bozza sugli stress test. Secondo Claude Turmes, eurodeputato verde responsabile Energia, "gli stress test non devono chiudere gli occhi sulle deficienze dei reattori in funzione in Europa. Questo vuol dire prendere in considerazione fattori come gli attacchi esterni, l’invecchiamento delle strutture e lo smaltimento delle scorie".

Contesto. La decisione di aprire o chiudere una centrale nucleare è di esclusiva competenza nazionale. L’Ue può solo stabilire standard comuni di sicurezza. Dopo il fallimento di ieri, si cercherà di raggiungere un accordo sugli stress test nell’incontro del 19-20 Maggio a Praga.

di Alessio Pisanò

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