EUROPA. Nuova Politica agricola comune (Pac). Intervista a Paolo de Castro

La Commissione europea ha recentemente presentato la riforma della Politica agricola comune (Pac). Tra le novità rientrano gli aiuti diretti versati sulla base degli ettari e non della produzione con l’obiettivo di riequilibrare il sostegno finanziario tra vecchi e nuovi Stati membri.
Per l’Italia il tutto si traduce in una perdita di circa il 6% degli aiuti. Dacian Ciolos, commissario Ue all’Agricoltura, ha parlato della necessità di migliorare la produttività, difendere l’ambiente e rafforzare l’efficacia della Pac. L’Italia, che beneficia di aiuti generosi, subirà una decurtazione di circa il 6%, pari a 285 milioni nel 2019. Altre fonti parlano di una quota più vicina al 7%. Il progetto presentato da Ciolos ora deve passare al Parlamento europeo e al Consiglio Ue. Il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano ha spiegato che le proposte della Commissione sono «complessivamente insoddisfacenti».

Paolo De Castro (Socialisti e Democratici), presidente commissione Agricoltura al Parlamento europeo.

Cosa ne pensa dei tetti agli aiuti della Pac proposti dal Commissario Ciolos?

Non si tratta del problema più grande. Un taglio del 4-5% non cambia molto per noi. La vera critica emersa in commissione Agricoltura è che questa riforma della Pac non è adeguata alle grandi sfide che gli agricoltori stanno affrontando. Si tratta di oltre 600 pagine che non danno le risposte che noi al Parlamento europeo abbiamo chiesto.

Ci faccia qualche esempio, quali sono i veri punti deboli di questa riforma?

Noi (eurodeputati) a fine giugno con un rapporto forte di ben 1200 emendamenti approvato in commissione Agricoltura avevano sintetizzato la linea da seguire verso una Pac più semplice e snella, mentre adesso sembra addirittura più burocratica. Avevamo chiesto nuovi strumenti di valutazione del rischio nel nuovo contesto della globalizzazione. Ma questa riforma non costituisce alcuna innovazione né flessibilità tra 27 Paesi membri molto differenti tra loro.

Che linea avrebbe dovuto seguire il Commissario Ciolos?

Ci sono 50 punti chiave che la Commissione non ha accolto, ad esempio scegliendo di aiutare solo parzialmente i giovani operatori del settore e prevedendo la regressione degli aiuti. Poi non ci sono meccanismi per affrontare i rischi di mercato, ad esempio come quando nel 2007 i prezzi del latte crollarono. Ancora oggi, infatti, i prezzi continuano ad essere volatili e stritolano l’intera agricoltura europea. Noi suggeriamo un ventaglio di proposte come strumenti assicurativi, fondi mutualistici, maggiori aiuti quando l’intero mercato di settore è in contrazione, forme aggregative per gli agricoltori.

Insomma il tetto proposto agli aiuti serve a poco.

I tetti agli aiuti sono una decisione populista. Il Consiglio Ue era infatti contrario, abbiamo introdotto dei tagli regressivi graduali, ma il Commissario Ciolos ha deciso di farlo in modo molto molto drastico. La nuova Pac prevede la ridistribuzione degli aiuti, visto che alcuni Paesi, come Italia, Francia e Spagna, non hanno effettuato la regionalizzazione distribuendo i sussidi a tutti gli agricoltori, ma tutto ciò non basta. Ci vogliono garanzie per il corretto utilizzo e l’efficacia di questi aiuti.

Come si può assicurare che a ricevere gli aiuti Ue siano soltanto i coltivatori? Mi riferisco ai casi dei fondi dati ai non agricoltori e denunciati dalla Corte dei Conti europea.

Il capitolo sugli agricoltori attivi della riforma va nella giusta direzione. Ma chi controllerà tutti i redditi per mettere in atto il 5% degli aiuti totali? Il rischio è che in questo modo diamo aiuti proprio a chi non è agricoltore, mentre il piccolo coltivatore rischia di rimanere a terra. Il controllo resta responsabilità dello stato membro ma è anche un problema di regole alla base.

Adesso cosa succede? Quali saranno i prossimi passi?

Il prossimo appuntamento è fissato per il 7 Novembre, quando rappresentanti del Parlamento europeo incontreranno quelli di Commissione e Consiglio Ue. Ci aspetta un lungo percorso di un anno e mezzo prima che la Pac venga approvata in via definitiva. Abbiamo tutto il tempo per migliorare questa proposta ma dobbiamo essere uniti per guidare i cambiamenti, le risorse non sono tutto.

 

di Alessio Pisanò

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