EUROPA. Parlamento Ue: una risoluzione in vista della liberalizzazione del commercio di tessile

Oggi al Parlamento europeo si svolgono due interrogazioni orali sulle conseguenze della liberalizzazione del commercio di tessili con la Cina, poiché il primo gennaio 2008 scadrà il memorandum di intesa e i deputati chiedono alla Commissione una risoluzione che garantisca la competitività e la difesa dell’industria europea e stabilisca il funzionamento del sistema di sorveglianza congiunta sulle importazioni. Il memorandum di intesa è stato firmato a giugno 2005 dalla Commissione europea e dal ministero del Commercio della Repubblica popolare cinese, a seguito della crescita esponenziale delle importazioni di tessili cinesi nell’UE, e ha introdotto livelli concordati per alcune categorie di prodotti tessili. I prodotti controllati sono i tessuti di cotone, i pullover, le t-shirt, i pantaloni, la biancheria da letto, gli abiti ecc ecc. Lo scorso ottobre l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha scoperto un traffico illegale di tessuti (jeans e magliette) e scarpe, provenienti dalla Cina. La frode consisteva in false fatturazioni, false dichiarazioni d’origine e la sottostima del valore reale di mercato e si calcola che l’impatto globale sul bilancio UE sia superiore a 200 milioni di euro.

La prima interrogazione, sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE, UEN e Verdi/ALE, chiede di fornire un commento sull’impatto della fine del sistema delle quote sia sull’industria comunitaria, sia sui paesi in via di sviluppo interessati, in particolare sui partner euro-mediterranei. E’ necessario indicare come si prevede di agire per difendere il settore tessile europeo da prassi commerciali sleali, dalla contraffazione e da improvvisi aumenti, come quello del 2005. Gli eurodeputati vogliono sapere come sarà istituito il sistema di sorveglianza congiunta sulle importazioni, che dovrà essere efficace e dovrà garantire che i prodotti tessili importati, soprattutto dalla Cina, siano soggetti al loro ingresso nell’UE, agli stessi requisiti di protezione del consumatore applicati ai tessili fabbricati all’interno dell’Unione. Il Parlamento europeo inoltre vuole essere informato su tutti gli sviluppi nel quadro del commercio internazionale dei tessili.

La seconda interrogazione presentata dalla GUE/NGL pone alla Commissione diverse domande.

  • quali sono le previsioni sulle conseguenze socioeconomiche di una maggiore liberalizzazione del commercio nel settore del tessile, soprattutto in termini di distruzione di occupazione nell’UE;
  • qual è la distribuzione del valore aggiunto tra i diversi elementi della filiera di valore del settore, in particolare dei prodotto importati;
  • quante richieste di attivare il "Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione" sono state presentate e approvate nel contesto di una ristrutturazione dell’industria tessile e dell’abbigliamento nell’UE;
  • quali sono i mezzi finanziari definiti per il 2007-2013 ai fini della modernizzazione del settore del tessile e dell’abbigliamento nell’UE e perché non si propone un programma comunitario specifico di sostegno al settore.

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