EUROPA. Parlamento approva nuovo regolamento etichette alimentari. Intervista a Antonio Polica (Ugl)

Il Parlamento europeo approva maggiori informazioni in etichetta per i prodotti alimentari venduti in Europa. Luogo di provenienza, leggibilità, indicazione allergeni, informazioni salutistiche, data di congelamento e sostanze alimentari imitate sono le maggiori novità. Una volta approvata dal Consiglio Ue e pubblicata in Gazzetta ufficiale, la legge entrerà automaticamente in vigore negli stati membri. Gli operatori del settore avranno tre anni per adattarsi alle nuove norme e altri due anni per applicare quelle sulle dichiarazione nutrizionale.

Principali novità. Approvata con 606 voti favorevoli, 46 voti contrari e 26 astensioni, la nuova legge prevede l’indicazione obbligatoria del contenuto energetico e delle percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale (in 100g o 100ml) in una tabella sul retro del prodotto. Più visibili le indicazione sul contenuto di allergeni: devono essere bene in evidenza nella lista degli ingredienti e indicate anche per i cibi non imballati, ad esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense. Le sostanze alimentari imitate non devono generare confusione nel consumatore: gli alimenti prodotti con ingredienti "diversi", come i "simil-formaggi" prodotti con materie vegetali, devono essere facilmente identificabili. La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come "carne ricomposta", lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come "pesce ricomposto". Data di congelamento: i produttori dovranno segnalare sulla confezione la data di primo congelamento di carne non lavorata, pollame e pesce.

Ma la novità più importante per l’Italia è l’indicazione del paese di origine di un alimento. L’origine di carni bovine, miele, olio d’oliva, frutta fresca e ortaggi deve già essere indicata sulle etichette, ma adesso il Parlamento ha esteso l’obbligo anche alla carne suina, bovina, caprina e alle carni di volatili. In futuro, l’etichettatura del Paese d’origine potrebbe essere estesa a altre categorie di cibo (come la carne utilizzata come ingrediente, il latte o gli alimenti non trasformati), ma prima la Commissione dovrà effettuare una valutazione d’impatto per verificare la fattibilità e i costi potenziali che tali obblighi d’etichettatura comporterebbero. Soddisfatto Paolo De Castro, presidente della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale al Parlamento europeo: "In seconda lettura abbiamo reintrodotto la proposta originale del Parlamento, ovvero tutti i prodotti (anche trasformati monoingredieti), mentre il Consiglio voleva imporre solo i prodotti freschi come le carni".

Antonio Polica, Segretario confederale Ugl (Unione generale del lavoro) ha seguito l’evolversi della normativa sulle etichette come membro del Comitato economico e sociale, l’organo dell’Ue composto da rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori e degli altri gruppi di interesse europei che esprimono pareri qualificati su questioni trattate dall’UE.

Cosa ne pensa della proposta della legge così come approvata dal Parlamento europeo?

Il voto del Parlamento va nella nostra stessa direzione ma non è sempre così semplice. Prendiamo ad esempio i prodotti trasformati (la maggior parte dei prodotti). Questi riportano l’origine dell’ultimo luogo dove vengono lavorati, ma dovrebbe essere evidenziato anche il luogo da dove viene il prodotto principale (coltura, allevamento, ecc…). Bisogna informare il consumatore senza affogarlo con informazioni superflue che lo dissuadono dal leggere. Ecco che la direttiva approvata stabilisce un quadro dove saranno inserite tutte le norme relative all’etichettatura e alla tracciabilità.

Perché è così importante la tracciabilità di un prodotto?

Oltre a maggiori informazioni su quello che il consumatore mangia, prendiamo la gestione delle situazioni d’emergenza. Ad esempio in Germania sono morte 40 persone perché sono saltate tutte le regole di tracciabilità, oltre che dei controlli sanitari, con responsabilità attribuite in modo erroneo. Ecco perché è così importante nei casi seri di emergenza.

Quali sono stati i maggiori problemi nell’approvare questo nuovo regolamento? Chi non lo voleva?

Ci siamo trovati di fronte a diverse pecche nella proposta della Commissione. Per questo abbiamo dovuto immaginare degli scenari possibili per individuarne le mancanze. Per quanto riguarda l’indicazione d’origine, i più contrari sono i Paesi del Nord (come Olanda e Danimarca) in teoria per principio, perché dicono che tutti gli alimenti prodotti nell’Ue dovrebbero essere messi sullo stesso piano, ma nella pratica ci sono forti interessi commerciali tra paesi importatori ed esportatori. Basti pensare che il 50 % dei prodotti alimentari italiani venduti all’estero sono contraffatti.

Adesso quali saranno i prossimi passi?

Nei prossimi mesi seguiranno tutta una serie di direttive che riempiranno il framework che stiamo decidendo adesso. Alcuni settori sono già stati regolati (vino, ortofrutta). Quelli più a rischio sono quelli trasformati. Abbiamo fatto molto per i prodotti di alta classe (DOP, IGP ed IGP) dandogli dei marchi ma adesso bisogna occuparsi dei prodotti di grande consumo. A questo riguardo la normativa italiana è andata più avanti dell’Ue, e per questo abbiamo avuto delle difficoltà. Il fatto che abbiamo approvato prima dell’Ue una legge sull’origine dei prodotti la dice lunga sul quanto sia importante per noi questa materia.

di Alessio Pisanò

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