EUROPA. Passa al Parlamento la proposta per liberalizzare il mercato dei pezzi di ricambio auto

Ieri al Parlamento europeo è stata presentata una proposta per la liberalizzazione del mercato dei pezzi di ricambio auto. La relazione dell’eurodeputato tedesco Klaus-Heiner Lehne (PPE-DE), passata con tutti gli emendamenti per alzata di mano, mira ad abolire il monopolio delle case automobilistiche nella vendita di pezzi che sono ancora coperti dal copyright sul design, come il parafanghi della Twingo o la griglia anteriore della BMW, considerando che quasi un terzo dei profitti dei produttori di auto proviene dalla vendita dei pezzi di ricambio.

"I consumatori avranno più scelta – spiega Lehne – e non dipenderanno più dalle grandi case che detengono i diritti sul design dei pezzi di ricambio". Attualmente non hanno vincoli di protezione del design soltanto i pezzi di ricambio interni, come la batteria e la pompa dell’acqua, mentre "un terzo degli Stati membri applica la protezione del design alle parti esterne", dichiara l’eurodeputato. Uno dei paesi "monopolisti" è la Germania, anche se i pezzi di ricambio tedeschi sono meno cari di quelli inglesi, che invece sono liberalizzati. "Si ritiene probabile un abbassamento dei prezzi, ma non ci sono dati empirici che lo dimostrino, perché entrano in gioco diversi fattori", commenta Lehne, aggiungendo, però, che una conseguenza sicura sarà l’aumento della qualità dei pezzi di ricambio, poiché ogni pezzo introdotto nel mercato dovrà rispettare determinati standard di sicurezza introdotte di recente.

Ci sarà più competitività tra le case automobilistiche e molte aziende esterne, che già producono pezzi di ricambio e componentistica auto, potranno crescere di più. "L’industria automobilistica -conclude Lehne – continuerà ad avere modo di proteggere i pezzi di ricambio, per esempio attraverso i brevetti. Lo sviluppo di prodotti innovativi come le capotte intelligenti, gli specchietti retrovisori o ancora i pezzi sui quali é riprodotto il marchio della casa sono alcuni dei modi con i quali le grandi aziende auto potranno approfittare della fine dell”era protezionistica sul design".

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