EUROPA. Rapporto sociale Ue: uguaglianza di redditi e pari opportunità stimolano la crescita

Nell’Unione europea i redditi sono ripartiti in modo più uniforme che negli Stati Uniti. Il coefficiente Gini, che misura l’ineguaglianza della distribuzione della ricchezza, per l’Ue25 è stimato a circa 32,7 mentre per gli Stati Uniti è al 35,7. Il Portogallo comunque si distingue per una ripartizione meno eguale, anche rispetto agli Stati Uniti, con un indice Gini al 41; Svezia e Danimarca hanno una distribuzione dei redditi più equa.

Sono i dati dell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del 2007, presentato oggi dalla Commissione europea. Questo rapporto contiene alcuni indicatori chiave che coprono tutti i domini della politica sociale e che provengono per la maggior parte da una grande inchiesta europea sui redditi e sulle condizioni di vita (EU-SILC). Dalla comparazione tra i coefficienti di uguaglianza dei redditi degli Stati membri e il Pil pro capite, si può constatare che i paesi dove il Pil è più elevato sono anche i paesi più egalitari. Ovviamente la riduzione delle differenze non produce automaticamente un miglioramento delle performance economiche; sicuramente però promuovere le pari opportunità permette di stimolare la crescita liberando risorse che la discriminazione e l’esclusione sociale, invece, intrappola.

Anche la coesione sociale è legata alla promozione delle pari opportunità: ad esempio i bambini i cui genitori hanno un buon livello di istruzione sono 4 volte più suscettibili di raggiungere elevati livelli di istruzione, rispetto ai figli dei genitori poco istruiti. Il livello di studio dunque va di pari passo alla percezione del reddito e al rischio di disoccupazione. Inoltre il rischio di povertà tocca di più gli immigrati: i figli di genitori nati in un paese esterno all’Ue sono 2 volte più a rischio di precarietà rispetto a quelli i cui genitori sono nati nell’Ue. Uno studio dell’OCSE conferma che i figli di immigrati ottengono generalmente risultati scolastici meno positivi dei compagni "europei".

Nel 2004 circa 100 milioni di europei, ossia il 22% della popolazione totale disponeva di meno del 60% del reddito medio dell’Ue e cioè di 8000 euro per anno, pari a 22 euro al giorno, a persona.; 23,5 milioni di persone ha vissuto addirittura con 10 euro al giorno. Gran parte della popolazione a basso reddito risiede nei Paesi dell’Ue più ricchi: l’11% di coloro che vivono con un reddito pari al 60% della media europea vive in Spagna, il 9% in Italia e poco meno del 7% in Germania; il 29% vive, invece, in Polonia.

Il rapporto tenta anche di determinare in quale misura ci sia un legame tra i bassi redditi e l’accesso a diversi beni e servizi considerati essenziali per una vita di qualità, come i beni di consumo durevoli e i prodotti di prima necessità. I risultati mettono in luce come le persone con redditi inferiori alla soglia nazionale del rischio di povertà non siano le sole a subire privazioni materiali. In quasi tutti gli Stati membri ci sono più persone al di sopra della soglia di povertà rispetto a quelli che vivono al di sotto di tale limite, che non possono permettersi un pasto completo almeno un giorno su due.

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