Eluana, è giunta la fine?

Dovrebbe essere giunta a termine la vicenda di Eluana Englaro, la ragazza che si trova in stato di coma vegetativo da 17 anni, in seguito ad un incidente stradale. E’ stata la casa di riposo "La Quiete" di Udine a decidere di ospitarla per interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale. L’ambulanza con Eluana è partita stanotte da Lecco, la città natale della ragazza, tra le proteste di alcuni manifestanti, ed è arrivata a destinazione verso le 6, accolta da un equipe medica coordinata dal primario di anestesia Amato Da Monte. Tra 3 giorni dovrebbe essere applicato il protocollo di distacco del sondino che la alimenta.

Intanto il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi fa sapere che sta continuando a "valutare la situazione". Ieri il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella ha inviato una lettera al Corriere della Sera in cui commenta l’affermazione del dottor Grechi, il Presidente della Corte d’appello di Milano che ha dichiarato: "Le sentenze non si commentano, si impugnano". "Vorrei sommessamente ricordare – scrive Roccella – che la democrazia di fonda sul libero gioco delle opinioni, dunque sulla possibilità che qualunque provvedimento si possa criticare". Il Sottosegretario ha ricordato nella sua lettera che molte volte "è stato proprio il dibattito pubblico a far emergere l’errore giudiziario".

Secondo Roccella le condizioni cliniche di Eluana "potrebbero in qualunque momento subire dei cambiamenti" e il decreto della Corte d’appello "non comporta un obbligo di attuazione per nessuno". Poiché Eluana non ha lasciato nulla di scritto, nessun consenso informato, "è fondamentale – sottolinea Roccella – che non si decida della sua vita senza dissipare ogni dubbio". Eugenia Roccella si riferisce ad alcune testimonianze, "fornite da persone assai vicine alla ragazza, che mettono in discussione l’accertamento della sua volontà, così come l’ha ricostruita la Corte d’appello".

Ma non è solo il Ministero della Salute a porre dei freni alla vicenda. E’ intervenuto anche il mondo dei cattolici. Per il Vaticano quest’atto sarebbe una vera e propria "eutanasia". Il Cardinale messicano Javier Lozano Barragan, che ha una carica equivalente a quella del Ministro della Salute, per la Santa Sede, ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui parla di "mano assassina".

"La posizione della Chiesa in difesa della vita è sempre la stessa – ribadisce il Cardinale – e non può certamente cambiare in seguito ad un pronunciamento dei giudici". Nonostante la sentenza della Cassazione che ha autorizzato i sanitari a bloccare l’alimentazione forzata della ragazza, Lozano Barragan dice che "togliere ad una persona cibo ed acqua significa una cosa sola, ucciderla deliberatamente. E la Chiesa e tutte le persone di buona volontà non potranno mai accettarlo".

"Mentre alcuni brindano a quello che dovrebbe essere un momento in cui tutti facciano un po’ di silenzio, dobbiamo constatare che anche questo doloroso caso, come quello di Welby, è stato strumentalmente utilizzato per fini politici da coloro che vorrebbero introdotta di fatto l’eutanasia nel nostro Paese". E’ quanto ha dichiarato Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione "Giuseppe Dossetti: i Valori". "Da alcuni giorni il Parlamento ha iniziato l’iter del disegno di legge sul testamento biologico che richiede riflessione e serenità da parte di tutti poiché sono in gioco i valori essenziali della vita e della morte delle persone. Nello stesso momento il circo mediatico ha iniziato a suonare le sue marce non trionfali, ma funebri verso la grande meta a cui la povera Eluana è stata condotta: la morte.

Chiediamo – ha aggiunto Stillo – rispetto per Eluana e per le migliaia di persone che come lei vivono assistiti amorevolmente nelle famiglie che lottano a favore della vita dei loro congiunti.

I medici dal canto loro, tra cui l’anestesista Mario Riccio che ha staccato il respiratore a Pier Giorgio Welby, continuano invece a sostenere che "Eluana non può sentire fame, sete o dolore. Gli stimoli dipendono infatti dalla corteccia celebrale che nella donna non funziona più".

"La triste vicenda che ha coinvolto la famiglia Englaro sembra finalmente essere giunta alla fine, ma continueremo a combattere la nostra battaglia giuridica di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per evitare il ripetersi di altri casi come quello della famiglia della povera Eluana". Lo dichiara il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) che con l’avvocato Gianluigi Pellegrino ha fatto ricorso al Tar Lazio contro la direttiva del Ministro del Welfare che impone alle Regioni e alle ASL di non permettere la sospensione della nutrizione forzata, prendendo a pretesto il caso di Eluana Englaro.

"Il ricorso, che sarà discusso l’11 febbraio presso il Tar Lazio, è ancora valido, perché la direttiva del ministro Sacconi rimane un atto illegittimo da annullare assolutamente, onde evitare il verificarsi di centinaia di altri casi in tutto il Paese e di altri drammi come quello vissuto dalla famiglia Englaro".

Secondo l’associazione, l’atto del Ministro è illegittimo e infondato perché:

  • i principi costituzionali di libertà di cura non consentono di prescindere dalla volontà del paziente con riferimento alle cure da somministrare allo stesso;
  • la riforma del Titolo V ha eliminato ogni riferimento all’ "interesse nazionale" e, quindi, non permette al governo centrale ingerenze nelle materie di competenza delle Regioni;
  • la legge La Loggia n. 131/2003 ha esplicitamente vietato atti di indirizzo e coordinamento in materia sanitaria.

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