Europa: le tlc non conoscono crisi

Cellulare e internet non conoscono crisi economica. La telefonia mobile registra prezzi più bassi di oltre il 34% rispetto a cinque anni fa. E se gli europei passano più tempo a inviare sms e più spesso cambiano operatore mantenendo il proprio numero, l’intero settore europeo delle telecomunicazioni resiste alla crisi economica: nel 2008 ha infatti registrato introiti stimati in oltre 300 miliardi di euro, con un aumento dell’1,3% sull’anno precedente rispetto all’1% del resto dell’economia. È quanto emerge dalla relazione della Commissione europea sui progressi del mercato unico delle telecomunicazioni, che offre un’immagine aggiornata del mercato europeo delle telecomunicazioni e della situazione della concorrenza nei 27 paesi dell’Ue.

L’Europa risulta leader mondiale dei servizi di telefonia mobile con un numero di abbonamenti pari al 119% della popolazione nel 2008 (7 punti percentuali in più rispetto al 2007), al di sopra degli Stati Uniti (87%) e del Giappone (84%). La competitività del settore fa scendere i prezzi: nel 2008, rileva la Commissione, la bolletta di telefonia mobile è scesa in media da 21,48 euro a 19,49 euro. E il 75% degli utenti europei dispone di un collegamento Internet da 2 megabit o più al secondo.

Il settore delle telecomunicazioni ha dunque registrato nel 2008 una crescita superiore a quella del resto dell’economia. La telefonia mobile è il segmento più dinamico delle tlc, con aumenti record nell’uso del cellulare, dal 112% della popolazione nel 2007 al 119% nel 2008 e percentuali superiori al 140% in Italia, Lituania e Lussemburgo. Il mercato è diventato più competitivo e in media si spende il 34,5% in meno rispetto al 2004.

Aumenta inoltre in Europa il numero di collegamenti Internet fissi a banda larga. Sono 14 milioni in più nel 2008, oltre 114 milioni in totale. Danimarca e Paesi Bassi detengono il primato mondiale della banda larga, con un tasso di penetrazione superiore al 35% della popolazione. Si tratta di paesi che, come anche Svezia, Finlandia, Regno Unito, Lussemburgo, Belgio, Germania e Francia, superano gli Stati Uniti, che nel luglio 2008 raggiungevano solo il 25%. Sta inoltre decollando la banda larga mobile che registra un numero di collegamenti pari al 13% della popolazione europea e sta diventando una valida alternativa alla banda larga fissa in diversi paesi come l’Austria, la Finlandia e il Portogallo.

Nel 2008, sono stati 20,5 milioni gli utenti che hanno cambiato operatore telefonico conservando il proprio numero fisso o mobile.

A fronte di questa fotografia, quali sono dunque i problemi? Per la Commissione europea il rischio è che, senza un migliore coordinamento a livello europeo, i vantaggi del mercato unico delle telecomunicazioni vengano compromessi da regolamentazioni nazionali incoerenti. È dunque l’esistenza di normative divergenti nei diversi Stati che può rappresentare un ostacolo alla creazione di un mercato unico per operatori e utenti delle telecomunicazioni.

"Nonostante la crisi economica mondiale, gli europei comunicano più che mai tramite cellulare e Internet. È una buona notizia per un settore che può aiutare l’Europa a sfidare la recessione – ha dichiarato la commissaria Ue alle telecomunicazioni Viviane Reding – Ma non possiamo dormire sugli allori. Dobbiamo consolidare l’indipendenza delle autorità di regolamentazione. Occorre anche una concorrenza più leale tra operatori fissi e mobili, per realizzare una maggiore convergenza tra telefonia fissa e mobile. Infine, dobbiamo evitare che venga aggirata la normativa Ue, con conseguenze deleterie per il mercato unico. Sono particolarmente preoccupata dal fatto che molte autorità di regolamentazione nazionali procedono ognuna per conto proprio nel campo delle reti Internet ad alta velocità. La strada della concorrenza leale e degli investimenti in queste reti non passa per 27 soluzioni diverse, che giovano per lo più ai giganti nazionali, ma si costruisce con mercati aperti, certezza giuridica e pari opportunità per tutti gli investitori e gli operatori".

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