FARMACI. Anifa, non decolla la vendita degli Otc

La vendita dei farmaci da banco anche nei supermercati, concessa dalla legge Bersani, non fa "decollare" il mercato di questi prodotti. I dati 2006 confermano la fotografia di un settore che mostra segnali di crisi: da gennaio a ottobre 2006, rispetto allo stesso periodo del 2005, si è registrato un calo del numero delle confezioni vendute del 4,6% e del 7,5% del fatturato. Una situazione preoccupante per l’Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione), che ieri a Roma ha reso noto il primissimo quadro del "post-Bersani" nel mondo degli Otc, evidenziando il crescente ‘gap’ fra l’Italia e gli altri Paesi europei, nei quali "innanzitutto – ha spiegato Roberto Bertani, vicepresidente Anifa – è presente una maggiore offerta di prodotti per l’autocura, e competitività e concorrenza sono una realtà ben evidente".

In sostanza – sottolinea l’Anifa – l’approvazione della legge 248/2006, che ha fissato la vendita dei prodotti Otc "fuori canale", a oggi si è concretizzata in circa 40 "corner" attivi che applicano uno sconto medio del 20-30%. "Al contempo – ha detto Bertani – si registra un incremento nello sconto medio applicato dalle farmacie, salito al 10-15% circa sul territorio nazionale: circa il 98% dei punti vendita "classici" attualmente lo applica. Infine, supponendo che, nella migliore delle ipotesi, tra il 2007 e il 2008 ci saranno circa 600 punti vendita attrezzati per la vendita dei farmaci da banco, si può stimare che i supermercati copriranno a regime il 10-15% delle vendite totali dei farmaci senza ricetta.

Eppure il settore, secondo l’associazione dei produttori di Otc e Sop, risente ancora delle rigidità che lo caratterizzano. E, anche se sembrano arrivare segnali positivi dalla legge Finanziaria, che prevede un nuovo e migliore sistema di determinazione del prezzo dei farmaci che assicurerà maggiore concorrenza (il prezzo sarà liberamente determinato dal dettagliante sulla base della negoziazione con l’azienda farmaceutica produttrice), permangono secondo l’Anifa vincoli che ne limiteranno gli effetti positivi per il consumatore: in particolare, il blocco dei prezzi dei medicinali da banco fissato per tutto il 2007 nel maxiemendamento alla Finanziaria non giova alla concorrenza e rallenterà il processo iniziato.

Parallelamente alla flessione di vendite e ricavi, l’Anifa denuncia un "pericoloso" fenomeno in Italia: "il crescente successo dei prodotti salutistici, anche detti "notificati" – ha evidenziato Bertani – che spesso, pur infrangendo la legge, promettono un effetto terapeutico e ingannano il consumatore che vi si affida perchè "naturali". Occorre sottolineare che i "non farmaci", come integratori, vitaminici o pasticche per dimagrire, non vengono sottoposti ai rigidi controlli che invece devono superare i prodotti Otc e Sop, che garantiscono al cittadino sicurezza e affidabilità".

Allo stesso tempo si chiede l’allargamento dell’offerta, che si potrebbe ottenere attraverso il passaggio (‘switch’) di alcuni farmaci oggi con obbligo di ricetta medica a prodotti da banco, «una mossa – dice il vicepresidente Anifa – che potrebbe contrastare anche il fenomeno dell’autoprescrizione: circa il 15% degli etici vengono venduti in farmacia senza che il paziente presenti la ricetta del medico. È molto meno pericoloso far "passare di grado" i prodotti che lo consentono da etici a Otc o Sop".

"Il raffronto fra l’Italia e i maggiori Paesi europei, poi – osserva – parla chiaro: da noi i consumatori possono acquistare senza ricetta soltanto 87 principi attivi, in Gran Bretagna invece l’offerta è di 117, in Germania di 114 e in Francia di 99. Disuguaglianze che non hanno più senso in un mondo sempre più globalizzato e senza frontiere e dove non esistono consumatori di serie A e di serie B". "In questo scenario – ha detto il presidente Anifa Angelo Zanibelli – due sono le linee prioritarie che indichiamo per una nuova politica dell’automedicazione: favorire il naturale processo di switch dall’obbligo della prescrizione all’ambito dell’automedicazione di quei farmaci che già hanno attraversato questo iter negli altri Paesi dell’Unione europea. E aumentare la conoscenza e il corretto utilizzo di questi medicinali".

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