FARMACI. Associazione parafarmacie: nuovo clima politico sul ddl di riordino esercizi farmaceutici

Ci sono "segnali di un nuovo clima politico" se si guarda agli emendamenti presentanti in Commissione igiene e sanità del Senato al ddl 863 "Disposizioni normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico". È quanto afferma l’Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane (ANPI), che informa come gli emendamenti presentati siano in totale 119, "la maggior parte di questi orientati a riformare i meccanismi regolatori della distribuzione del farmaco, nell’ottica di creare le condizioni per un allargamento dell’imprenditoria nel settore".

I temi più ricorrenti negli emendamenti, informa l’associazione, sono le parafarmacie, la distribuzione delle farmacie sul territorio, il regime concessorio delle farmacie e le modalità concorsuali per l’assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche.

Spiega il segretario nazionale Massimo Brunetti: "Le novità più importanti, con riflessi anche di natura politica, riguardano non solo la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, sulla quale si determina una convergenza, annunciata, di posizioni tra opposizione e alcuni settori della maggioranza, ma anche, inaspettatamente, il "cuore" della farmacia, il vero interesse dei titolari di farmacia: la fine della concessione. Quello che nessuno fino ad oggi ha mai immaginato di mettere in discussione, oggi entra con prepotenza nel dibattito politico e parlamentare. Nel testo degli emendamenti in particolare si prevede che ‘La concessione non è trasferibile ad altro soggetto, sia esso persona fisica che società; la concessione decade al compimento del settantesimo anno di età della persona fisica assegnataria della concessione; al compimento del settantesimo anno di età di un socio, di società di persone, la sua quota di partecipazione è acquisita dagli altri soci’".

C’è anche spazio per la polemica. L’ANPI critica ad esempio un emendamento presentato dal senatore Giuseppe Astore, eletto in Molise: "C’è chi come il senatore Astore – scrive l’associazione in una nota – si preoccupa di regolamentare la denominazione e l’insegna delle parafarmacie prevedendo che adottino come denominazione "negozi di vicinato" mentre per l’insegna prevede che si utilizzino "caratteri della stessa grandezza, colore, font e senza l’utilizzo di artifici atti a separare la parola continua parafarmacia". Che dire, mentre la nave affonda il senatore Astore si preoccupa giustamente di lucidare gli ottoni; ma in questo caso le responsabilità probabilmente non sono totalmente sue, quanto di qualche dirigente di Federfarma del Molise".

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