FARMACI. Generici, Consumatori: bene intervento Antitrust

"Incrementare l’utilizzo dei farmaci equivalenti è un obiettivo primario, a sostegno del quale da anni siamo impegnati, non solo per promuoverne la diffusione e l’utilizzo, ma anche attraverso la realizzazione di campagne informative che spieghino ai cittadini cosa sono i farmaci equivalenti e per quale motivo costano di meno". Così Federconsumatori e Adusbef commentano la presa di posizione dell’Antitrust.

Secondo gli studi effettuati dalle due Associazioni rispetto ai benefici economici che possono derivare dall’utilizzo dei farmaci generici, è emerso che "grazie a questi farmaci si possono risparmiare, complessivamente, circa 600 milioni di Euro l’anno".

"L’unico appunto che, bonariamente, vorremmo fare all’Antitrust, ed a tutti coloro che intervengono in questo dibattito, è di non definire tali farmaci "generici": la loro definizione corretta e più appropriata è equivalenti. Non vorremmo, infatti, che i cittadini siano fuorviati dal termine generici, che tende a sminuirne il valore e l’efficacia" concludono Federconsumatori e Adusbef.

"Già la Commissione europea – afferma, invece, Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – aveva avviato un’indagine per comprendere il perché sul mercato fosse giunto un numero minore di nuovi farmaci e le ragioni per cui, in alcuni casi, i generici entrano in commercio in ritardo. Da tale relazione è emerso che le imprese branded avrebbero attuato pratiche finalizzate a ritardare o a ostacolare l’entrata sul mercato di prodotti medicinali concorrenti. Per il 2012 saranno oltre 250 le molecole farmaceutiche che avranno perso il brevetto. Di fatto saranno quindi generici tutti i medicinali che oggi coprono larga parte del mercato, con un notevole impatto di spesa in termini di risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale che si aggira intorno agli 800 milioni di euro. L’immissione in commercio del generico, costringe il branded di origine ad abbassare il suo prezzo. Una media europea di riduzione del 20%, che in Italia si aggira intorno al 40 – 55%".

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