FARMACI. Generici, il commento di MC e Federfarma alla proposta Antitrust

La proposta dell’Antitrust in materia di farmaci generici non rappresenta l’unica soluzione per ridurre la spesa dei farmaci. E’ il commento del Movimento Consumatori alla proposta del Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà di favorire l’utilizzo dei farmaci generici/equivalenti tramite l’indicazione obbligatoria sulle ricette non più il nome commerciale del farmaco, bensì il principio attivo o il farmaco generico a più basso prezzo sostituibile.

"La strada per il risparmio passa per i farmaci equivalenti – spiega Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – ma non basta, è necessario fornire ai medici ospedalieri, generici e specialisti territoriali delle banche dati in diretto collegamento con i dati del Ministero della Salute, aggiornate e indipendenti. E’ opportuno attivare controlli sull’appropriatezza delle prescrizioni e, inoltre, le Regioni, nell’ambito delle prescrizioni di farmaci generici, devono darsi degli obiettivi progressivi nel tempo".

La prescrizione per principio attivo può essere una soluzione, ma non può essere l’unica – continua la Miracapillo – Se il principio attivo prescritto non ha un generico corrispondente lo sforzo risulta del tutto inutile. Diverso è allargare il concetto di genericità al gruppo terapeutico. E,’ comunque, strano continuare a parlare della spesa farmaceutica, quando i maggiori costi della spesa sanitaria ricadono su altre voci come le strutture sanitarie e le prestazioni di presidi sanitari".

Anche Federfarma (Federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia italiani) condivide la proposta dell’Antitrust, ma commenta: per far risparmiare il Servizio sanitario nazionale non è sufficiente aumentare l’uso dei farmaci generici attualmente in commercio ma incrementare il numero di principi attivi non più coperti da brevetto, per i quali esiste il generico.

La legge n. 405 del 2001 – spiegano i farmacisti in una nota – prevede, infatti, che, per i farmaci a brevetto scaduto, lo Stato fornisca gratuitamente solo il medicinale di prezzo più basso e che il farmacista lo proponga al cittadino. Se, a fronte della proposta del farmacista di prendere il generico, il cittadino insiste per avere il farmaco di marca, più costoso, o se il medico ha scritto "non sostituibile" sulla ricetta impedendo la consegna del generico, il cittadino stesso deve pagare la differenza di prezzo. Lo Stato paga sempre la stessa cifra e cioè il prezzo più basso. Quindi, per far risparmiare lo Stato è necessario aumentare il numero di principi attivi non più coperti da brevetto, per i quali esiste il generico. Rispetto agli altri Paesi, infatti, i farmaci in Italia hanno una copertura brevettuale più lunga, anche se lentamente la situazione si sta allineando a quelli dei principali Paesi .

Federfarma rassicura inoltre sull’efficacia dei generici, va ribadito che tali farmaci sono registrati e controllati dal Ministero della salute, come tutti gli altri. L’eventuale mancato rispetto degli standard di qualità va perseguito a norma di legge; vanno cambiati gli standard di qualità se non ritenuti soddisfacenti.

I generici fanno risparmiare i cittadini anche quando acquistano medicinali non passati dal SSN (fascia C). Purtroppo, però, non tutti i medicinali di fascia C hanno un generic. È, quindi, necessario che lo Stato individui un meccanismo per tenere sotto controllo i prezzi di farmaci importanti pagati dai cittadini, soprattutto quando questi farmaci non dispongono di un generico meno costoso. Un primo passo in questa direzione, sebbene non del tutto soddisfacente, sembra compiere un emendamento della maggioranza al disegno di legge finanziaria 2007, che lega gli aumenti dei prezzi dei farmaci di fascia C al tasso di inflazione.

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