FARMACI. Istat, piace poco la medicina alternativa. Il commento della Fondazione Ricci

Secondo un’indagine dell’Istat, in Italia le medicine non convenzionali piacciono sempre meno: il 51,2% degli italiani le considera inutili e negli ultimi cinque anni il loro uso si è ridotto progressivamente, mentre tra il 1991 e il 1999 era aumentato costantemente. Rispetto al 1999-2000 si stima che si sia ridotto di circa un milione il numero di persone che hanno fatto uso almeno una volta, negli ultimi tre anni, di terapie non convenzionali. Così, dai nove milioni di italiani che nel 1999-2000 sceglievano le terapie non convenzionali, nel 2005 il loro numero di è ridotto a 7.900.000. La più diffusa terapia non convenzionale continua a essere l’omeopatia (scelta dal 7,0%), seguita dai trattamenti di manipolazione come osteopatia e chiropratica (6,4%), fitoterapia (3,7%) e agopuntura (1,8%).

"È alquanto bizzarro – ha commentato Renato Crepaldi, presidente della Fondazione Matteo Ricci – che da fonti autorevoli si affermi che la gente ha incominciato a capire che le medicine non convenzionali (MCN) non sono efficaci. Si sarebbe fatta la stessa affermazione anche se il dato, invece che in calo fosse stato in aumento (in questo secondo caso si sarebbe detto che la gente "deve" capire che le MNC non funzionano)".

"Quello che si sta cercando di evitare – continua il presidente della Fondazione– è un confronto serio sulle MNC a partire dall’efficacia clinica, dal miglioramento della qualità di vita e non dal numero di persone che la utilizzano o peggio che ci credono. La Medicina convenzionale o non convenzionale non è un problema di fede ma nemmeno è un problema di consenso democratico. Porre la domanda "Credi nella medicina?" è porre una domanda scorretta, è alzare un falso problema per lasciare tutti nell’ignoranza".

Secondo Crepaldi, infine, lo studio "cade non casualmente poco prima della ripresa dei lavori di audizione sulla legge sulle MNC in preparazione al Senato".

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