FARMACI. Liberalizzazioni, i Liberi Farmacisti rispondono al Senatore Tomassini

Le dichiarazioni pubblicate dal Sole 24 ore del Presidente della Commissione Igiene e Sanità Antonio Tomassini relative al disegno di legge Gasparri sono, secondo il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, completamente infondate e smentite dai fatti oggettivi. Il Ddl in questione, presentato il 1° luglio e firmato da Antonio Tomassini e Maurizio Gasparri, "vorrebbe ridurre tipo e quantità di medicine vendibili nelle parafarmacie mettendo a rischio giro d’affari e posti di lavoro".

Tomassini si è difeso così: "Questo Ddl permette di vendere un numero limitato di farmaci, di uso comune e in confezioni ridotte, anche senza la presenza del farmacista. Si allinea così l’Italia ai Paesi più evoluti e si salvaguarda il sistema distributivo tipico della farmacia. E si dà la possibilità di aprire rapidamente almeno 1.500-2.000 nuove farmacie, che possono essere comprate da quasi tutti i farmacisti oggi titolari di parafarmacie".

Per quanto riguarda i farmaci vendibili "si tratterebbe solo di una revisione della lista dell’Agenzia Italiana del Farmaco, nel senso di un ampliamento non di una diminuzione". Anche sui 5mila posti di lavoro a rischio Tomassini "ridimensiona l’allarme chiusura lanciato dalle associazioni di farmacisti non titolari". Infine, secondo Tomassini "le parafarmacie non saranno toccate. Le limitazioni si applicheranno solo agli esercizi privi di farmacista; la stragrande maggioranza dei titolari di parafarmacie troverebbe comunque collocazione, professionalmente più qualificante, nelle farmacie di nuova istituzione".

Secondo il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti Tomassini sta soltanto "calmando le acque" o peggio, viene il dubbio che "non abbia letto in maniera approfondita ciò che ha firmato". Infatti, il testo parla chiaro e senza alcuna possibilità di fraintendimento: "Art. 9: Chiunque ponga in vendita farmaci diversi da quelli previsti dall’articolo 1, comma 6, al di fuori delle farmacie, oppure esercita attività d’accaparramento di ricette mediche per qualsiasi scopo, è punito con l’ammenda da euro 5.000 a euro 15.000; in caso di recidiva l’ammenda è elevata al triplo". I farmaci previsti all’articolo 1 comma 6 sono proprio quelli che sarà possibile vendere nei centri commerciali (ma anche nelle tabaccherie e bar) senza la presenza del farmacista. Quindi tutti gli altri potranno essere venduti solo nelle farmacie e non più nelle parafarmacie.

Circa la possibilità di aprire con il ddl 1.500 – 2.000 farmacie, secondo il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, si rischia "il ridicolo in quanto chiunque conosca bene la realtà sul territorio sa che con un abbassamento minimo del quorum per aprire una farmacie il risultato non può che essere modesto, questo per la presenza nelle città delle farmacie sopranumerarie, farmacie aperte in deroga al criterio della popolazione o che per spostamenti rilevanti della popolazione risultano appunto al di sopra dei criteri demografici". Queste farmacie con il ddl Gasparri/Tomassini verrebbero riassorbite impedendo nuove aperture. Uno studio dei Liberi Farmacisti con un parametro ancora più basso (3800) ha già dimostrato che nelle grandi metropoli si sarebbero potute aprire solo 5 nuove farmacie, mentre nei capoluoghi di provincia 78 esercizi. In totale, con il ddl Gasparri/Tomassini si potrebbero aprire appena 3-400 nuove farmacie. "La diminuzione del prezzo dei farmaci d’automedicazione dopo il decreto Bersani è un fatto inconfutabile, cercare di sminuirlo per propri fini ideologici non rende ragione del ruolo istituzionale ricoperto dal senatore Tomassini".

"In quanto alle affermazioni del senatore che, paragonando l’attività medica a quella di farmacista, dice che non tutti i medici possono comprarsi cliniche private, rispondiamo che tutti i medici hanno la possibilità di scegliere tra l’attività in convenzione con il S.S.N. e la libera professione aprendo un proprio studio medico. Questa possibilità ai farmacisti italiani è negata da un corporativismo bigotto che tutela solo ed unicamente i privilegi di alcuni danneggiando quelli generali".

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