FARMACI. Off label, CTCU: “Una misura di risparmio inutile”

L’ultima Legge finanziaria vieta ai medici la prescrizione di farmaci "off label", ovvero le specialità medicinali che risultano al di fuori delle utilizzazioni autorizzate dal ministero della Salute. Secondo il CTCU (Centro Tutela Consumatori Utenti) quello che era nato come un provvedimento di risparmio rischia però di ripercuotersi sulle casse del servizio sanitario nazionale.

Il divieto in sé sarebbe utile per arginare il fiume di prescrizioni mediche e porre un freno alla indiscriminata proliferazione di prodotti farmaceutici, ma in certi casi può avere un esito fatale. I malati di sclerosi multipla (SM), ad esempio, saranno costretti a pagarsi di tasca propria il "Gabapentin" oppure il "Pregabalin" a un prezzo di tutto rispetto, anche più di 110 euro al mese. Questo farmaco finora rimborsato dal servizio sanitario – non può essere sostituito con nessuno dei farmaci indicati nell’elenco ufficiale del Ministero della Salute. Ai pazienti non rimarrà quindi che metter mano al portafoglio, e se questo è vuoto a seguito della spese di oltre 200 euro per altri farmaci, rassegnarsi a un grave peggioramento delle loro condizioni di salute. Almeno la metà dei 450-500 pazienti affetti di sclerosi multipla fa uso del medicinale di cui sopra che li consente di convivere meglio con i fenomeni fisici concomitanti.

Secondo dichiarazioni da parte di medici, i più colpiti da questo drastico provvedimento sono i comparti di pediatria, oncologia, psichiatria e neurologia, dove si fa largo uso di farmaci di comprovata efficacia, ma che non sono contemplati negli elenchi ministeriali dei medicinali autorizzati per quel tipo di patologie.

L’aspetto contraddittorio è che l’interruzione del trattamento terapeutico cui saranno costretti taluni pazienti determinerà un peggioramento del loro stato di salute. Un peggioramento a spese delle casse pubbliche, poiché le prestazioni che il sistema sanitario dovrà erogare di conseguenza sono molto più costose dei medicinali non autorizzati. E così anche il risparmio auspicato dal Governo con il suo divieto sarà presto annullato.

L’associazione chiede alle autorità competenti di procedere a una valutazione della norma contestata e di voler aggiornare, d’intesa con la categoria medica, le liste dei farmaci autorizzati predisposte dal ministero della Salute. Chiediamo all’assessore provinciale alla salute di intervenire a livello provinciale qualora il Ministero non si rendesse disponibile.

 

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