FARMACI. UNC: Distribuzione diretta nelle Asl? Oltre il 60% dei cittadini nel Lazio è insoddisfatto

Oltre il 55% dei cittadini non raggiunge facilmente la propria Asl. Oltre il 62% non si sente soddisfatto del servizio di distribuzione diretta dei farmaci presso la Asl di appartenenza. La quasi totalità (oltre il 94%) ritiene invece che poter prenotare o ritirare i medicinali presso le farmacie sarebbe più semplice e pratico. Sono i risultati dell’indagine sulla distribuzione diretta dei farmaci, effettuata dall’Unione Nazionale Consumatori su un campione di 150 pazienti incontrati nelle vicinanze di 5 Asl del Lazio.

Alla domanda "riesce a raggiungere comodamente la sua Asl?" il 55,33% del campione risponde negativamente. Il 94,67% ritiene che sarebbe più semplice e pratico prenotare o ritirare i medicinali presso le farmacie. E il 62,67% risponde negativamente quando si chiede se si sente soddisfatto del servizio di distribuzione diretta dei farmaci presso la propria Asl. I risultati sono stati illustrati nel corso di una tavola rotonda organizzata oggi a Roma.

"Nella sanità pubblica l’interesse degli utenti si persegue con il contenimento dei costi solo a condizione che tale risparmio non avvenga sulle spalle dei cittadini – dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori – L’enorme mole di reclami che giungono da tutta Italia circa le inefficienze della distribuzione diretta effettuata dalle Asl ci ha indotto a realizzare questa inchiesta ‘pilota’ che abbiamo focalizzato sulla realtà della regione Lazio ma che può dirsi emblematica di problematiche che vanno risolte a livello nazionale. È estremamente urgente mobilitare l’opinione pubblica e soprattutto coloro che hanno responsabilità di Governo perché si semplifichi l’esistenza di quei consumatori che, in quanto malati, appartengono a fasce particolarmente deboli della popolazione".

La distribuzione diretta dei farmaci rappresenta allo stesso tempo uno strumento di contenimento dei costi e di tutela clinica del paziente, ha dichiarato Ferdinando Romano, Professore Ordinario di Igiene presso l’Università degli studi di Roma "La Sapienza". "Alcune regioni hanno definito accordi distributivi con le farmacie pubbliche e private territoriali, migliorando l’accessibilità dei pazienti ai farmaci in questione. In altre regioni, invece, è stata disposta la distribuzione diretta esclusivamente presso i presidi ospedalieri ed i distretti sanitari delle Asl – ha detto – In quest’ultimo caso, pur a fronte di risparmi sensibilmente maggiori, non solo si generano disagi significativi per i pazienti (che sono in prevalenza quelli affetti da patologie severe e invalidanti e rappresentano una parte particolarmente fragile della popolazione) ma si scaricano sugli stessi pazienti costi non trascurabili, sia diretti non sanitari (spese di trasporto, accompagnatori, etc.) sia indiretti (assenze dal lavoro, etc.)".

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