FINANZIARIA. WWF: “All’ambiente solo il 2,4% di risorse. Tagli al Ministero del 52% in tre anni”

Nella Finanziaria 2009 solo il 2,4% delle risorse pubbliche sarà destinato all’ambiente e ci saranno tagli strutturali del 52% in tre anni per il Ministero dell’Ambiente. È quanto denuncia oggi il WWF che aderisce alla campagna Sbilanciamoci! e rileva la scarsità di risorse destinate dalla Manovra triennale alla tutela dell’ambiente, agli interventi in campo energetico e all’attuazione del Protocollo di Kyoto. All’ambiente saranno destinati infatti 819 milioni di euro su una Legge Finanziaria di 33,6 miliardi di euro, a fronte di 2 miliardi e 336 milioni di euro, pari ad una quota del 6,8% dell’intera manovra, che saranno destinate ad autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità "spesso non supportate – rileva il WWF – da studi di fattibilità economico-finanziaria, energivore e ad elevato impatto ambientale".

A tutto questo si aggiungono i tagli al Ministero. "L’aspetto più destabilizzante della manovra impostata dal governo Berlusconi – aggiunge il WWF – è il taglio strutturale in tre anni in termini reali del 52% (678 milioni su 1.300 milioni del Bilancio previsionale a fine 2008) delle risorse assegnate al Ministero dell’Ambiente, previsto nel decreto legge 112/2008". E se a tutto questo si aggiunge anche un miliardo circa di tagli sui fondi del Ministero dei Beni e le attività culturali "si ha la netta impressione – continua l’associazione – che si vogliano tagliare le gambe ai ministeri preposti alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, condannandoli alla "ordinaria amministrazione".

C’è poi il capitolo del nucleare quale "scelta costosissima" che non migliora la sicurezza energetica e la tutela ambientale. Denuncia il WWF: "Dall’impostazione del Governo appare chiaro che si stanno creando tutti i presupposti istituzionali e procedurali per un rilancio del nucleare, che potrà costare nei prossimi decenni al Paese tra i 30 e gli 80 miliardi di euro (a seconda delle diverse stime) per costruire un parco di 10 centrali in Italia, per un totale di 10-15 mila MW di potenza installata. Una scelta costosissima che non risolve il taglio delle emissioni climalteranti, non migliora la sicurezza energetica del nostro Paese e ostacola la diffusione delle rinnovabili, dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza energetica".

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