FISCO. Aumento Iva, Confcommercio: effetto depressivo sui consumi con 314 euro in meno a famiglia

L’ipotesi dello scambio Irpef-Iva avrebbe "un effetto depressivo sui consumi e un analogo effetto recessivo sul Pil". Ne è convinta la Confcommercio che ha calcolato l’impatto che una manovra fiscale che sposti il carico dall’Irpef all’Iva avrebbe sull’economia italiana. Secondo Confcommercio la manovra peserebbe circa 314 euro sul budget annuale delle famiglie destinato ai consumi. In termini reali il calo della spesa delle famiglie si attesterebbe tra -0,87% e -0,93% (in relazione alle due diverse ipotesi teoriche di variazione Iva delineate da Confcommercio in uno studio specifico), con un calo dei consumi intorno all’1%.

Dall’altro lato si avrebbe un aumento dei prezzi tra +0,72% e 1,56%, vanificando di fatto il maggior reddito monetario in tasca alla famiglie (+0,65%; +1,43% nelle due ipotesi considerate). L’effetto recessivo sul Pil in termini reali sarebbe di -0,57% o -0,65%. Il risultato finale porterebbe un minor gettito iva nelle casse pubbliche che l’associazione dei commercianti calcola compreso tra 1.076 milioni di euro e 1.628 milioni di euro.

Sarebbero turismo, trasporti, alimentare, ristorazione e casa i settori maggiormente colpiti, ma una minore spesa delle famiglie toccherebbe anche abbigliamento, calzature, cura della persona, elettrodomestici e mobili. Vacanze e trasporti subirebbero un calo dei consumi rispettivamente pari a -1,98% e -1,69%.

Per una volta il Codacons condivide in pieno l’analisi di Confcommercio. "Aumentare l’Iva è l’opposto di quello che un Governo serio e responsabile dovrebbe fare, a fronte di una recessione dei consumi e di una inflazione che sta già rialzando la testa – scrive il Codacons in una nota – Peraltro un’inflazione in crescita determinerebbe un rialzo dei tassi da parte della Bce ed un conseguente aumento dell’onere del debito pubblico. Inoltre, dato che ormai i beni di lusso si contano sulle dita di una mano, aumentare l’Iva significherebbe colpire indiscriminatamente ricchi e poveri, pensionati al minimo e dirigenti d’azienda".

"La verità è che, in tal caso, il Governo farebbe solo una operazione di facciata: con una mano ridurrebbe le tasse visibili che il cittadino paga direttamente allo Stato, così da poter dire in televisione di aver ridotto le tasse, e con l’altra aumenterebbe le tasse invisibili, che il cittadino paga attraverso i negozianti". "Ecco perché – conclude l’Associazione – sono già state aumentate le accise sulla benzina, perché tanto la colpa dei carburanti cari di solito si addebita ai petrolieri e non allo Stato. Insomma si tratterebbe di una operazione mediatica, fatta sulle spalle dei poveri e delle famiglie che non arrivano alla terza settimana del mese".

Comments are closed.