FISCO. Cessione beni immobili, Commissione Ue chiede all’Italia di modificare norme sull’Iva

La Commissione europea ha chiesto all’Italia di modificare la legislazione secondo la quale l’Iva sulle operazioni relative ai beni immobili è fissata in percentuale del valore normale, se il prezzo dichiarato dalle parti non corrisponde a quello di mercato. È quando disposto oggi dalla Commissione per la quale "chi presume l’esistenza di una frode o di un’evasione fiscale, cioè gli organi di controllo, deve produrre la prova a sostegno di tale sospetto e astenersi dal trasferire ingiustificatamente la responsabilità ai soggetti passivi".

Secondo la normativa comunitaria in materia di Iva, la base imponibile comprende in linea di principio tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato al fornitore o al prestatore. Ove non ricorra nessuna delle circostanze particolari definite dalla direttiva IVA, l’amministrazione fiscale italiana – rileva la Commissione – non può calcolare automaticamente l’Iva sui beni immobili sulla base del valore normale senza alcuna prova di frode o di evasione fiscale.

In Italia, ricorda la Commissione, le autorità fiscali possono rettificare automaticamente le dichiarazioni Iva sulla base della presunzione che la base imponibile per la cessione di immobili sia il valore normale. Anche se la presunzione può essere confutata producendo prove atte a dimostrare che il valore indicato nella dichiarazione IVA corrisponde al corrispettivo effettivamente ricevuto, la Commissione "ritiene che questa disposizione sia sproporzionata in quanto trasferisce l’onere della prova sui soggetti passivi in assenza di qualsiasi prova di frode fiscale".

Se la legislazione nazionale non verrà modificata per conformarsi al parere motivato, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia.

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