FISCO. Corte Giustizia Ue: tassa sul lusso in Sardegna viola diritto comunitario

Secondo la Corte di Giustizia delle Comunità Europee l’imposta introdotta dalla Regione Sardegna nel 2006 che grava sui soggetti aventi il domicilio fiscale al di fuori della Regione (la cd tassa sul lusso) viola il diritto comunitario. La Corte si è pronunciata in via pregiudiziale nell’ambito di due ricorsi proposti dal Presidente del Consiglio secondo il quale l’imposta violava le norme comunitarie sulla libera prestazione dei servizi e sulla libera concorrenza. La Corte gli ha dato ragione sostenendo che la disparità di trattamento tra residenti e non residenti costituisce una restrizione alla libera circolazione poiché non vi è alcuna obiettiva diversità di situazione che possa giustificare la disparità di trattamento fra le varie categorie di contribuenti.

Il fatto che le persone soggette all’imposta in Sardegna contribuiscano, attraverso le loro imposte sui redditi, all’azione della Regione, quand’anche essa riguardasse la tutela dell’ambiente, è irrilevante, poiché l’imposta sullo scalo non la stessa natura e non persegue gli stessi obiettivi delle altre imposte corrisposte dai contribuenti sardi, che mirano a finanziare l’insieme delle azioni regionali. La tutela dell’ambiente non può quindi essere invocata per giustificare la disparità di trattamento degli esercenti aventi il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, unici debitori dell’imposta. Gli aeromobili privati e le imbarcazioni costituiscono certamente una fonte di inquinamento, ma questo si produce indipendentemente dalla provenienza e dal domicilio fiscale dei loro esercenti. Gli aeromobili e le imbarcazioni tanto dei residenti quanto dei non residenti contribuiscono allo stesso modo al degrado dell’ambiente.

Peraltro, l’imposta regionale sullo scalo non persegue gli stessi obiettivi delle imposte versate dai soggetti passivi residenti in Sardegna, le quali mirano ad alimentare in modo generale il bilancio pubblico della Regione. Il non assoggettamento dei residenti non può quindi essere considerato come una compensazione delle altre imposte cui essi sono soggetti e non può essere giustificato da motivi relativi alla coerenza del sistema fiscale della stessa Regione.

La Corte ricorda che la qualificazione di una misura come aiuto presuppone che sia soddisfatto ciascuno dei quattro criteri cumulativi: deve trattarsi di un intervento dello Stato ovvero effettuato mediante risorse statali, che possa incidere sugli scambi tra gli Stati membri, che conceda un vantaggio al suo beneficiario e falsi o minacci di falsare la concorrenza.

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