FISCO. Corte dei Conti presenta relazione sul rendiconto generale anno 2005 dello Stato

Le radici dello squilibrio dei conti pubblici sono da riferire "ad una progressione della spesa corrente primaria che, da anni, appare in grado di schivare i ripetuti, multiformi, tentativi di porvi un freno". Sono queste le osservazioni fatte oggi dalla Corte dei Conti nell’ambito della relazione sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2005. La magistratura contabile aggiunge che "il deterioramento del quadro di finanza pubblica non può essere ricondotto che in misura modesta alla stagnazione dell’economia". Tornando alle spese, la Corte precisa che nel 2005 in rapporto al Pil la spesa al netto degli interessi è aumentata ancora dello 0,6%, risalendo verso un’incidenza del 40%. Si tratta di un livello "che ritroviamo solo agli inizi degli anni ’90”. "Al di là delle sanzioni in sede europea per il mancato rispetto dei parametri di Maastricht in termini di finanza pubblica, il problema è ben altro, spiega il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Claudio De Rose, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2005, perché la vera sanzione, purtroppo già in atto, è l’impoverimento qualitativo e quantitativo del sistema Italia, come viene spiegato nella lucida analisi che ne ha fatto il Governatore della nostra Banca centrale nel recente rapporto annuale".

Sul tema delle pensioni la Corte lancia l’allarme e suggerisce un’attenta valutazione di possibili ulteriori interventi correttivi: "Nonostante le importanti correzioni introdotti con le riforme delle pensioni avviate fin dagli anni ’90, nei prossimi decenni l’Italia subirà i pensati riflessi dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa".

Anche i risultati nel comparto sanitario destano preoccupazione. La Corte sottolinea che il conto consolidato della sanità per il 2005 registra uscite correnti per 95 miliardi di euro, con una variazione rispetto al 2004 del 5,1%. La magistratura contabile a questo riguardo fa presente che si tratta di un incremento senz’altro più contenuto rispetto al +9,9% verificatosi fra il 2003 e il 2004, "ma significativamente maggiore" di quello programmato in base agli interventi introdotti con la Finanziaria 2005.

Gli studi di settore possono rappresentare uno strumento di grande efficacia nell’attività di accertamento e di lotta all’elusione e all’evasione fiscale. Appare necessario recuperare pienamente le potenzialità offerte da questo strumento. Più in generale, trattando della materia fiscale, la corte fa presente che una volta superata la fase delle sanatorie e dei condoni, occorre puntare al recupero permanente di basi imponibili, "attraverso una radicale revisione dei metodi di impostazione, realizzazione e controllo dell’attività di contrasto all’evasione.

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