FISCO. Europarlamento rafforza la lotta alle frodi fiscali

Approvata oggi con 391 voti favorevoli e 93 contrari la relazione dell’europarlamentare inglese Sharon Bowles che intensifica la lotta alle frodi fiscali, soprattutto all’interno dell’Unione europea. Il Parlamento Ue, in Plenaria, ha chiesto alla Commissione di studiare un sistema europeo per la raccolta dei dati sulla frode fiscale per poter valutare la portata del fenomeno. Comunque si stima che le perdite derivanti dalle frodi fiscali siano tra i 200 e i 250 miliardi di euro, pari al 22-25% del Pil dell’Ue. Di questi 40 miliardi derivano da frodi nel settore dell’Iva.

La relazione approvata esorta gli Stati membri ad impegnarsi nella lotta alla frode fiscale, cooperando tra di loro e scambiando le informazioni, e ricorda che "l’economia informale non può essere eliminata senza applicare idonei incentivi". L’Ue dovrà abolire i paradisi fiscali a livello mondiale anche perché questi esercitano un’eccessiva pressione al ribasso sulle aliquote fiscali. Per questo la Commissione e il Consiglio dovranno far valere il loro potere commerciale in sede di negoziazione degli accordi commerciali e di cooperazione con i Governi dei paradisi fiscali, al fine di convincerli ad abolire le loro disposizioni.

Per quanto riguarda il settore dell’Iva, il Parlamento Ue ha chiesto di riformarne l’attuale regime che, approfittando del mercato unico, rende più difficile la lotta alle frodi e fa incrementare la frode "carosello". Una soluzione sarebbe un regime Iva basato sul "principio di origine", per cui alle operazioni tra gli Stati membri soggette all’Iva viene applicata l’aliquota di imposta prevista nel paese di origine anziché l’aliquota zero. Anche un sistema di inversione contabile Iva eliminerebbe qualche rischio di frode, ma bisogna introdurlo con prudenza. I deputati ritengono che la migliore soluzione per fare fronte alle frodi in materia di Iva connesse a forniture transfrontaliere consista nell’introdurre un sistema in cui l’esenzione Iva per le forniture intracomunitarie sia sostituito da una tassazione con un’aliquota del 15%. Allo stesso tempo occorrerebbe semplificare notevolmente la varietà e la complessità delle aliquote ridotte. La tassazione delle forniture intracomunitarie renderebbe necessario un riequilibrio dei pagamenti tra gli Stati membri attraverso una stanza di compensazione che faciliterebbe il trasferimento delle entrate tra gli Stati membri.

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