FISCO. Fiamme Gialle, scoperte numerose società costituite per truffare l’erario

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Como, nell’ambito dell’attività istituzionale che vede il Corpo impegnato in posizione preminente nella tutela della sicurezza economica e finanziaria dello Stato e dell’Unione Europea, ha concluso una complessa operazione, denominata MEGABYTE, nei confronti di un’organizzazione criminale, operante in Lombardia / Piemonte / Emilia Romagna / Puglia e Calabria che, servendosi di società di comodo e ricorrendo agli espedienti delle false fatturazioni e dell’utilizzo di illegittime dichiarazioni d’intento (con le quali apparentemente e formalmente si dimostrava di poter commerciare entro certi limiti senza I.V.A.), conseguiva indebiti rimborsi IVA, riuscendo, così, ad immettere in commercio prodotti alta tecnologia a prezzi ribassati, con conseguente grave turbativa del mercato oltre al danno economico allo Stato.

L’organizzazione avrebbe commercializzato, nel periodo oggetto d’indagini, prodotti elettronici ed informatici per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro, ottenendo un ingiusto profitto equivalente all’omesso versamento (nelle casse dell’Erario italiano) dell’IVA per oltre 18 milioni di euro.

Al termine di complesse indagini, che hanno interessato numerosi soggetti, il GIP del Tribunale di Como ha emesso le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei sette soggetti arrestati responsabili d’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato ed ha altresì disposto il sequestro preventivo delle quote societarie di quattro imprese, due operanti nel territorio comasco e due in Emilia Romagna, nonché il sequestro preventivo di beni aziendali e strumentali per un valore complessivo di decine di milioni di Euro e disponibilità finanziarie per importi superiori al milione di Euro.

L’indagine trae origine dall’anomalo fallimento (nel 2004) dell’impresa comasca "Avalon Computer Srl" di Erba, operante nel settore informatico che, interponendosi tra società fittizie ed aziende realmente operanti, consentiva il trasferimento, a queste ultime, di ingenti crediti IVA.

La frode accertata, in buona sostanza, ha determinato l’alterazione del principio di concorrenza del mercato originata dall’omesso versamento delle imposte, consentendo in tal modo l’immissione in consumo di beni ad un prezzo inferiore a quello d’acquisto.
Tale procedura, incomprensibile in un’ottica di trasparente politica commerciale poiché darebbe vita ad operazioni antieconomiche, di fatto, per effetto del mancato versamento dell’IVA a debito (da parte di società cartiere), ha consentito ad alcune imprese – quelle che hanno poi venduto materialmente le apparecchiature elettroniche – di comprarle ad un prezzo mediamente inferiore – rispetto a quello del mercato regolare – del 20%.
Gli stessi soggetti, in tal modo, potevano rivendere al consumatore finale i beni in oggetto fingendo di applicare "sconti" davvero strepitosi.

L’organizzazione criminale ha potuto realizzare il complesso sistema truffaldino denominato nel gergo fiscale "truffa carosello" attraverso l’utilizzo di un consistente numero di società alle quali erano attribuiti compiti con specifiche finalità dettate dal disegno criminoso in quanto prodromico all’evasione dell’imposta stessa ed il conseguente vantaggio patrimoniale per coloro i quali ne gestivano le fila. In particolare, sono state individuate società "filtro" (apparentemente regolari nella forma, cioè nella documentazione fiscale, contabile e societaria) il cui scopo era quello di rendere quantomeno difficoltosi i controlli, poiché la promiscuità del modus operandi, tra liceità ed illegalità delle operazioni commerciali poste in essere, era tale da rendere arduo ogni tipo di verifica da parte degli Organi (preposti a ciò) della Pubblica Amministrazione.

Infatti, tutte le società commerciali "filtro" operavano con un sistema, nell’apparenza formale, del tutto regolare. Da un’attenta analisi, però, è scaturito che la loro caratteristica principale era semplicemente quella di riuscire a camuffare alcune loro operazioni assolutamente illecite con modalità nell’apparenza del tutto lecite.Le caratteristiche delle condotte criminose poste in essere dagli amministratori delle società in questione possono essere così riassunte:

  • apparente regolarità e tenuta della contabilità;
  • apparente regolarità della presentazione dichiarazioni ai fini II.DD. e I.V.A.;
  • costante credito di I.V.A. o, comunque, ridotta esposizione al debito d’imposta;
  • acquisti/vendite di merce utilizzando società "cartiere", cioè create esclusivamente per emettere false fatture;
  • svolgimento di una regolare parallela attività, con acquisti e cessioni regolarmente effettuate;
  • ricorso al finanziamento attraverso il sistema creditizio nazionale, mediante sconti di fatture ed anticipi da società di factoring per la cessione di crediti.

Al medesimo disegno criminoso appartengono anche gruppi di società che, pur essendo regolarmente costituite con atto notarile nella solennità delle forme previste, nella sostanza sono del tutto inesistenti.

Queste ultime imprese, le cosiddette "cartiere", infatti, sono risultate:

  • essere amministrate, giuridicamente, da persone nullatenenti (c.d. prestanomi);
  • avere quale sede dei recapiti meramente formali (studi di commercialisti, uffici locati presso società di servizi c.d. "mail boxes etc");
  • essere privi di una struttura aziendale;
  • avere una brevissima vita economica, di solito non superiore all’anno, generalmente conseguente a fallimento o cessazione dell’attività;
  • avere effettuato, solo cartolarmente, ingenti acquisti di merce da società aventi sede in ambito U.E.;
  • avere assunto, così, fittiziamente la qualifica di esportatore abituale, utilizzando il relativo plafond (in questi casi illegittimo) per importazioni o per acquisti nazionali in sospensione imposta;
  • avere omesso sistematicamente la presentazione delle dichiarazioni fiscali ed i relativi versamenti d’imposta (I.V.A.).

Sono proprio le società "cartiere" ad essere utilizzate dai membri dell’associazione a delinquere per acquistare (solo "sulla carta") ingenti quantitativi di prodotti elettronici da operatori comunitari. Con tale meccanismo viene consentito al venditore al dettaglio di immettere nel mercato nazionale prodotti ad un prezzo inferiore a quelli mediamente praticati dai commercianti regolarmente e correttamente presenti sul mercato, il tutto reso possibile dagli omessi versamenti di I.V.A. a debito e dalla conseguente omessa presentazione delle prescritte dichiarazioni fiscali.

 

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