FISCO. Indagine Confesercenti-Ispo: gli italiani bocciano evasione fiscale ma vogliono la riforma

Il 79% degli italiani boccia evasori ed elusori fiscali; a questo atteggiamento si accompagna l’esigenza sempre più evidente di un fisco che riesca ad invertire la marcia e diventi gradualmente meno pesante. E’ uno dei dati che emergono dall’indagine condotta da Confesercenti-Ispo e pubblicata oggi sul sito di Confesercenti.

Il giudizio degli italiani rispetto alla questione fiscale è, però, influenzato in modo significativo dalla crisi: le categorie sociali che hanno subito e subiscono i colpi più pesanti della crisi non escludono una certa indulgenza verso comportamenti non corretti. Questo succede al 30% dei disoccupati, al 22% dei lavoratori dipendenti con basse qualifiche, al 17% dei pensionati ed al 5% delle casalinghe, che esprimono così una sorta di rivalsa per una società che non garantisce stabilità del lavoro o un’ occupazione qualificata. Tra imprenditori, professionisti e studenti gli indulgenti si attestano fra un 21 ed un 17%.

I più virtuosi, quelli a favore di un comportamento corretto, si trovano in particolare fra i meno giovani, tra i più acculturati e tra i cittadini del nord est e del centro. Tra chi è indulgente verso i comportamenti che "ignorano" qualche imposta c’è una parte che ritiene che non debba esserci nemmeno l’ombra di un rimorso. Sono soprattutto italiani che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione o pensano che fra un anno la situazione economica peggiorerà o, ancora, è preoccupato per il bilancio familiare.

"La riforma fiscale è la priorità del nostro Paese" ha commentato il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, che evidenzia la necessità di riportare la pressione fiscale dell’Italia all’interno dei confini europei. "Gli eccessi nazionali – ha spiegato Venturi – conseguenti allo sconfinamento della spesa pubblica facile, hanno prodotto una degenerazione del prelievo portando lo Stato, le regioni e gli enti locali a rappresentare un socio alla pari di imprese e lavoratori, drenando risorse che potrebbero essere destinate agli investimenti ed ai consumi".

 

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