FISCO. Inerzia della Pubblica Amministrazione, Corte di Cassazione riconosce risarcimento

Il contribuente costretto ad impugnare giudizialmente un atto dell’amministrazione finanziaria, non essendosi quest’ultima pronunziata sulle numerose istanze di autotutela presentate dal cittadino, ha diritto al risarcimento dei danni patrimoniali subiti anche se l’ufficio, una volta promosso il contenzioso, riconosce l’errore commesso. È questo, in estrema sintesi, il contenuto di una sentenza emessa nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione. "Una sentenza che rende giustizia a tutti i cittadini che ogni giorno sono vittime di episodi di questo genere" afferma l’avv. Emilio Graziuso responsabile del coordinamento Confconsumatori Federazione Provinciale di Brindisi – Associazione Nazionale Dalla Parte del Consumatore.

"E’ stato finalmente sancito un principio fondamentale e cioè che, qualora dal comportamento della pubblica amministrazione derivi ad un cittadino un danno ingiusto, l’ente è tenuto al risarcimento del danno patrimoniale secondo le regole contenute nel codice civile. L’attività della pubblica amministrazione, infatti, soggiace al principio fondamentale previsto dal nostro ordinamento in virtù del quale tutti coloro che arrechino a terzi un danno ingiusto sono tenuti a risarcire il danno subito dalle vittime del proprio comportamento doloso o colposo che sia".

I fatti. Un contribuente, dopo aver ricevuto alcuni avvisi di accertamento da parte della Agenzia delle Entrate, invitava e diffidava, più volte, anche con l’intervento di professionisti di sua fiducia, senza, però, alcun esito, l’Amministrazione finanziaria ad annullare in autotutela detti provvedimenti in quanto viziati da errori.

Non ricevendo alcun riscontro da parte della Pubblica Amministrazione, quindi, il contribuente ha dovuto impugnare giudizialmente questi atti. Solo a questo punto l’Agenzia delle Entrate riconosceva l’errore e comunicava l’emissione di un provvedimento di rimborso delle somme iscritte a ruolo. Il contribuente, però, decideva di rivolgersi all’Autorità giudiziaria competente per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale patito, dati gli esborsi che lo stesso aveva dovuto subire, stante il mancato accoglimento in autotutela delle sue istanze. E così, il Giudice di Pace prima e la Corte di Cassazione dopo hanno dato ragione al contribuente condannando l’amministrazione finanziaria al risarcimento del danno patrimoniale subito comprendente, tra l’altro, le spese sostenute per l’intervento del commercialista, le varie trasferte verso l’ufficio della pubblica amministrazione, nonché le spese accessorie e consequenziali. Spese tutte che non si sarebbero mai avute qualora il Fisco avesse verificato attentamente l’istanza di autotutela presentata personalmente dal cittadino.

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