FISCO. Lacune nella protezione degli interessi finanziari dell’Ue

Un rapporto, appena adottato dalla Commissione europea, fa il punto sul modo in cui gli Stati membri dell’Ue hanno messo in atto gli obblighi fissati in seguito alla firma della convenzione europea relativa alla protezione degli interessi finanziari delle Comunità europee e dei suoi tre protocolli.

Nel 1995 gli Stati membri avevano deciso di assicurare una protezione penale effettiva ed equivalente degli interessi finanziari della CE. Più di 10 anni dopo la firma di questa convenzione e a 3 anni dall’allargamento del 2004, gli strumenti di protezione degli interessi finanziari non sono ancora stati applicati, né nell’Ue15, né negli Stati membri che hanno aderito all’Ue nel 2004.

Secondo il parere del vicepresidente Siim Kallas, responsabile dell’amministrazione e della lotta antifrode, "non è accettabile che gli Stati membri non rispettino gli obblighi che hanno sottoscritto adottando questi strumenti; la garanzia di un livello elevato e uniforme di protezione penale degli interessi finanziari dell’Ue è essenziale alla lotta contro la frode. Il budget dell’Ue, che è finanziato dai contribuenti europei, merita lo stesso livello di protezione dei budget nazionali".

L’Italia è l’unico Stato membro dei 15 che non ha ancora ratificato il secondo protocollo, che prevede delle sanzioni per le persone morali. La Commissione europea la invita a farlo il più presto possibile.

Per maggiori informazioni consultare il sito dell’Olaf

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