FISCO. Nuove norme su accertamento esecutivo, Federcontribuenti sommersa da richieste assistenza

Sono tantissime le telefonate cariche di disperazione che dal primo ottobre stiamo ricevendo da parte di tantissimi piccoli imprenditori e partite IVA che rischiano di vedersi gettati sul lastrico, causa i danni che un Governo cinico e sprezzante dei diritti dei cittadini, sta perpetuando loro con l’assegnazione ad Equitalia di maggiori poteri esecutivi. A lanciare l’allarme è la Federcontribuenti Veneto che denuncia quel che dall’inizio del mese sta avvenendo a tutti quei contribuenti che nonostante abbiano presentato ricorso contro la cartella esattoriale a loro pervenuta, dovranno pagare entro il sessantesimo giorno dalla data della notifica, pena, dopo solo 30 giorni dalla scadenza, subire la riscossione mediante il pignoramento dei loro beni.

A nulla è valsa la precisazione di Equitalia contro i falsi «allarmismi». Scrive Equitalia in una nota: "Non è vero, come è stato detto, che Equitalia può pignorare la casa al 61° giorno dalla notifica dell’accertamento da parte dell’agenzia dell’Entrate, ma devono trascorrere, per legge, almeno 9 mesi prima che si possa avviare qualsiasi procedura in tal senso. Il contribuente ha 60 giorni per fare ricorso o per pagare e, trascorsi altri 30 giorni dalla scadenza, il recupero delle somme è affidato a Equitalia. Da questo momento per 180 giorni è sospesa ogni azione esecutiva. A conti fatti, quindi, passano 270 giorni".

Cosa è cambiato? Fino al 1 ottobre – data dell’entrata in vigore delle nuove norme sull’accertamento esecutivo – una volta notificato l’accertamento al contribuente, questi poteva ricorrere contro di esso in commissione tributaria e ottenere nel frattempo la sospensione dei pagamenti. "Quel che fa più rabbia – si sfoga Marco Paccagnella, presidente Federcontribuenti Veneto – è che non si tratta di evasori cronici, ma nella maggior parte dei casi di persone oneste cadute in miseria, causa la crisi economica e che legittimamente si aspetterebbero un aiuto da parte dello Stato e non il colpo di grazia definitivo alle loro speranze di risollevarsi, come invece ha deciso di fare questo Governo".

"Sembra che nessuno – conclude Marco Paccagnella – si voglia rendere conto che la situazione ormai è drammatica e che se non avverrà al più presto un inversione di rotta, le cose finiranno male. Molto male per questo paese".
Chiederemo l’intervento della Corte di Giustizia europea per bloccare le nuove norme che consentono a Equitalia di procedere nei confronti dei contribuenti italiani in tempi limitati e dunque scarsamente idonei per i contribuenti a potersi difendere nelle legittime sedi giudiziarie, Questa la scelta fatta dalla

Federcontribuenti fa sapere che ricorrerà alla Commissione di Giustizia Europea contro il principio contenuto nel nuovo accertamento esecutico del "solve et repete" La clausola "solve et repete" nei fatti inserita nella nuova normativa è una specifica pattuizione con cui le parti rafforzano il vincolo contrattuale, stabilendo che una di esse non possa opporre eccezioni nel ritardare la prestazione dovuta, art 1462 c.c. In altri termini,il contribuente ancor prima di potersi difendere sarà anzitutto obbligato al pagamento di quanto dovuto (solve) e solo in un secondo momento potrà opporsi, chiedendo indietro quanto in prima battuta dato o versato (repete). Questa norma anticostituzionale mettera’ in ginocchio definitivamente imprese e cittadini che dovranno pagare per non vedersi pignorare i beni aziendali o personali.

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