FISCO. Scoperte oltre 900 imprese che hanno evaso il fisco nella vendita di immobili

Quasi 1000 società costruttrici, che effettuavano vendite di immobili tramite sottofatturazione, cioè evadendo il fisco, sono state scoperte dai Reparti Speciali della Guardia di Finanza. Domus è il nome dell’operazione che è partita ad ottobre 2007 e che ha riguardato il settore delle compravendite immobiliari tra imprese e privati.

Non indifferenti sono le cifre fuoriuscite dall’analisi investigativa: 860 milioni di euro di base imponibile che le imprese non hanno dichiarato e su cui ora verrà recuperato il 27,5%, pari alla tassazione Ires, più gli interessi e le varie sanzioni amministrative. Per 188 società, sulle 901 che hanno evaso il fisco, è scattata anche la sanzione penale, avendo queste superato la soglia di sottofatturazione indicata dalla legge. Ma ancora 81 milioni di euro di Iva evasa e 590 milioni di euro in materia di di Irap.

Tra gli evasori ci sono i palazzinari di turno ed è coinvolto anche un Comune, quello di Viareggio che ha venduto immobili di sua proprietà attraverso una società partecipata che ha effettuato sottofatturazioni. Il Comune era responsabile del comportamento del soggetto intermediario e per questo è stato denunciato per danno erariale alla Corte dei Conti.

La Regione che ha registrato il maggior numero di evasioni è stata la Lombardia, con oltre 200 imprese scoperte, seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto. La ragione per cui il fenomeno è più sviluppato al Nord, secondo la Guardia di Finanza, è attribuibile al fatto che al Sud ancora "ci si costruisce la casa da sé, oppure la si eredita dai familiari, o ancora, emigrando, non si ha la necessità di comprarla".

L’investigazione si è incentrata sull’incrocio di tutte le informazioni risultanti dalle varie banche dati a disposizione della Guardia di Finanza, e cioè i valori delle transazioni dichiarati dalle parti contraenti negli atti di Registro e gli importi dei mutui all’uopo sottoscritti. I risultati sono stati poi integrati con le specifiche attività info-operative da parte dei reparti territoriali, che hanno acquisito informazione dai soggetti che avevano comprato l’immobile. Ci si è avvalsi anche delle stime operate in loco dagli Osservatori dei Mercati Immobiliari dell’Agenzia del Territorio allo scopo di individuare l’esatta collocazione fisica dell’immobile e, quindi, il suo più realistico valore commerciale, e ricorrendo, quando necessario, ad analitiche ricostruzioni del denaro movimentato, attraverso accertamenti bancari.

Si sono scoperti comportamenti evasivi anche da parte degli intermediari che, chiamati ad intervenire nella transazione, avevano sottofatturato i compensi realmente percepiti per la loro attività di intermediazione. C’è da sottolineare che per alcuni atti esaminati l’intero o parte del corrispettivo pagato per l’immobile è avvenuto in contanti. Secondo la normativa vigente si possono effettuare pagamenti in contanti per importi non superiori a 12.500 euro. I Reparti speciali stanno continuando il censimento di altri soggetti la cui posizione fiscale risulta incongruente e stanno verificando che non ci siano casi di riciclaggio di illecita provenienza, anche attraverso reinvestimenti attuati con indebite manovre di esterovestizione.

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