FORUM P.A. Emergenza casa. Le fasce deboli: immigrati, lavoratori atipici e famiglie monoreddito

Nella fascia debole ci sono immigrati, lavoratori atipici, famiglie monoreddito, anziani e studenti universitari. E la risposta in termini di politiche abitative dovrebbe essere diversificata a seconda dei diversi segmenti di domanda, in un contesto generale caratterizzato dalla trasformazione della casa in fattore di investimento e, allo stesso tempo, dalla netta diminuzione degli affitti. Sono alcuni dei dati emersi nel convegno "Politiche per la casa e a sostegno dell’emergenza abitativa" che si è svolto oggi al Forum P.A. di Roma.

Il quadro generale della situazione abitativa è stato disegnato da Luca Einaudi, Capo del Servizio Coordinamento e Valutazione Attività di Governo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Affari Economici: "In Italia si è registrato un aumento delle disponibilità alloggiative: il numero di abitazioni è aumentato del 92% in 40 anni eppure persistono, e si sono rafforzate, emergenze abitative su cui incidono fra l’altro due fattori: il miglioramento dello standard abitativo e l’aumento dei nuclei familiari". Incide l’aumento dell’immigrazione, che "rappresenta la parte dinamica della domanda di abitazioni". Le quote di alloggi in affitto si sono più che dimezzate e sono passate dal 47% del 1961 al 20% del 2001. E pesa inoltre la trasformazione delle città e la terziarizzazione, con l’accelerazione dei processi di espulsione dei residenti verso le periferie.

"Le conseguenze – ha detto Einaudi – sono pesanti ma non sono distribuite in maniera omogenea: sono forti dove c’è stato un aumento della pressione demografica, nel Nord e nelle aree del Centro, che corrispondono alle aree di immigrazione. Le fasce deboli sono rappresentate da immigrati, lavoratori atipici, famiglie monoreddito, lavoratori e studenti universitari fuori sede, che si ritrovano a competere per risorse pubbliche limitate e su un mercato speculativo per gli immigrati, per cui chi affitta a stranieri chiede affitti maggiori". Sul versante dell’offerta, gli interventi possono dunque spaziare dalla riqualificazione delle aree degradate, alle nuove costruzioni, allo sviluppo di nuove politiche per negoziare forme di affitto a prezzi contenuti, dalla revisione della tassazione della prima casa alla revisione degli estimi catastali.

Nei diversi comuni d’Italia giacciono 600.000 domande di edilizia residenziale pubblica. "Bisogna creare – ha detto Luciano Cecchi, presidente Federcasa – un progetto che sappia mobilitare il pubblico e il privato, che accetti la missione di costruire 600/700.000 alloggi, i quali devono essere prevalentemente in affitto a canone moderato e trovare compensazione su un’area edificabile che costi poco o nulla, con la possibilità che quote di questo progetto possano essere vendute. L’edilizia residenziale pubblica dà 220 milioni di euro l’anno di Fisco e lo Stato non dà indietro neanche un euro, quindi specula sull’edilizia residenziale pubblica. Lo Stato può invece destinarli a interventi di riqualificazione".

La domanda di abitazioni non è omogenea: servono dunque risposte differenziate. Questo il commento di Maria Bianca Berruti, Assessore alle Politiche Abitative ed Edilizia, Lavori Pubblici, Pari Opportunità della Regione Liguria. La domanda di case infatti non è indistinta e omogenea ma è composta da tanti segmenti che comprendono anziani, immigrati, studenti, separati (e i problemi sociali della famiglia si riversano anche sulle politiche per la casa), ognuno dei quali porta con sé problemi abitativi diversi. "Serve – ha detto – una risposta molteplice per specifici segmenti di domanda, dall’edilizia residenziale pubblica all’edilizia sociale a canone moderato al Fondo Sociale per l’Affitto, dall’Agenzia sociale per la casa alla rigenerazione urbana delle periferie. Finora l’intervento è stato di sostegno alla domanda. Occorre sviluppare politiche abitative anche sul versante dell’offerta, tali da incidere il più a monte possibile nella filiera di formazione del prezzo".

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