FORUM P.A. Internet, banda larga e digital divide: a che punto siamo?

Da dicembre 2006, l’89% del territorio italiano è coperto dalla linea ADSL, ovvero di una tecnologia capace di trasformare una normale linea telefonica (il cosiddetto doppino telefonico) in una linea digitale ad alta velocità. Il termine "asimmetrica" sta ad indicare che la velocità di ricezione (downstream) è molto più elevata di quella di trasmissione (upstream). Ciò costituisce un grande vantaggio per gli utenti Internet, poiché consente loro di visualizzare le pagine web e consultare la posta elettronica con estrema rapidità e di scaricare dalla Rete file di notevoli dimensioni (immagini, brani musicali, filmati) nel minor tempo possibile.

La tecnologia ADSL permette non solo di raggiungere velocità di gran lunga superiori a quelle ottenute con un collegamento tramite modem analogico, ma anche di fare e ricevere telefonate e fax nello stesso momento in cui si stanno scambiando dei dati. Questo è reso possibile dal fatto che le frequenze dedicate alla comunicazione dati sono completamente diverse da quelle riservate alle comunicazioni vocali.

Il sistema ADSL si avvale della rete telefonica esistente e non richiede alcuna spesa aggiuntiva per l’utente. Esso mette a disposizione una connessione di tipo "always on". In altri termini, consente di mantenere la connessione ad Internet ininterrottamente senza dover stabilire ogni volta un collegamento via modem.

Il territorio non coperto è essenzialmente un territorio rurale dove raggiungere la copertura è difficile dal momento che in quelle zone c’è un problema di scarsa remunerazione degli investimenti. Questo è il "digital divide" visto da un punto di vista infrastrutturale. Accanto ad esso c’è anche un problema di alfabetizzazione che altro non fa che accentuare il divide. Il 40% delle famiglie italiane non contempla all’interno del suo nucleo neanche una persona che sappia utilizzare un pc mentre solo l’8% delle famiglie si colloca al lato opposto della classifica (al lato più alto), ovvero fa acquisti on line.

Gli enti locali il bersaglio prediletti delle ire dei cittadini che rivendicano il diritto alla connessione veloce. Cosa può fare un ente pubblico per il superamento del divide? Secondo Stefano Alvergna, assessore alla comunicazione e sistemi informativi della Provincia di Bologna, "Un ente locale deve raccogliere la domande dei cittadini e con proprie politiche contribuire al superamento del divide". E il governo? Beatrice Magnolfi, Sottosegretario di Stato, Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella PA, sottolineando come i cittadini rivendicano – giustamente – il diritti alla rete come un diritto universale, ha elencato le priorità del Governo nel settore. Innanzitutto – secondo la Magnolfi – il divide si può superare attraverso la modalità della governance cooperativa: no, quindi, ad un modello di tipo gerarchico ma individuare un modello che rispetti il principio della parità tra i soggetti del Governo".

"La prima cosa da fare – continua il Sottosegretario – è una mappa delle esclusioni, una mappa che sia quanto più precisa e dettagliata possibile in modo da mirare gli interventi. Che le politiche pubbliche siano necessarie, è un’evidenza sotto gli occhi di tutti: le imprese – sostiene la Magnolfi – da sole non ce la possono fare perché nelle zone escluse c’è un problema di scarsa remunerazione degli investimenti. Accanto al digital divide infrastrutturale, c’è un divario dei servizi, ovvero una mancata alfabetizzazione che coinvolge diverse fasce della popolazione: anziani e casalinghe in primis. Sono fasce ben identificate su cui il Ministero concentrerà le iniziative volgendo particolare attenzione alla multicanalità: in questo cotesto si inserisce il progetto di M-governament che mira a sviluppare i servizi internet sul cellulare.

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