FORUM P.A. Privacy, sviluppo o limite nella pubblica amministrazione?

Il convegno ha affrontato il tema della tutela della privacy da parte della P.A. da una prospettiva nuova: non aggravio burocratico ma fattore di sviluppo della pubblica amministrazione. Sviluppo significa maggiore efficienza, rinnovato rapporto di fiducia con il cittadino, riduzione della spesa, trasparenza nell’azione amministrativa.

Rispetto a questi obiettivi la protezione dei dati ha dato un contributo. L’adeguamento alla normativa sulla privacy ha comportato per le amministrazioni pubbliche la necessità di rivedere le procedure interne e i flussi di dati, di aggiornare i dati base con dati personali esatti e aggiornati, di rendere pubblici attraverso regolamenti quali informazioni personali dei cittadini raccolgono, usano, conservano e quali operazioni svolgono con essi e per quali fini. Sanità, fisco, giustizia, amministrazione centrale ed enti locali tutti sono stati chiamati a rivedere le proprie prassi.

L’innovazione tecnologia è un aspetto importante, ma non è il solo. Occorre conciliare efficienza con tutele per i cittadini. E’ a questo che occorre pensare per far crescere la cultura della messa in sicurezza dei dati, soprattutto ma non solo, in ambito pubblico. Occorre dunque pensare ad un’innovazione tecnologia che consideri la protezione dei dati come un elemento di valore aggiunto. Una risorsa, come si diceva, piuttosto che un costo.

Che cosa è la privacy?

La privacy ha la curiosa caratteristica di essere uno tra i diritti più difficili da definire, Alan Westin scrisse che: "Privacy è la rivendicazione, da parte di individui, gruppi o istituzioni, del diritto di determinare da sé quanto, come ed in che misura l’informazione su se stessi sia comunicata ad altri. Vista in termini di relazione dell’individuo rispetto alla partecipazione sociale, la privacy è il temporaneo distacco di una persona dalla società in generale attraverso mezzi fisici o psicologici, sia in uno stato di solitudine che nell’intimità di un piccolo gruppo o, nel caso di gruppi più grandi, in una condizione di anonimia o riservatezza. […]"

La Legge 675/96 ha obiettivi ambiziosi e mira a tutelare le persone fisiche e giuridiche dall’indebito utilizzo di dati e informazioni che le possano riguardare. Dopo anni di discussioni si è stabilito che la raccolta, l’elaborazione, la conservazione, l’utilizzo, la diffusione di dati personali debbano rispettare diritti e libertà fondamentali, con particolare riferimento alla riservatezza e alla dignità personale. Come si può arguire, il problema non è riducibile solo al rapporto tra singolo e informatica ma viene ad incidere su atteggiamenti psicologici e/o aspetti non codificabili e non riconducibili ad una normativa, (aspetti che meriterebbero una disamina approfondita in altra sede).

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