FORUM PA. Brunetta: “Se entro 60 giorni non passa il ddl me ne vado”

"Trecento miliardi l’anno. E’ questo il costo della Pubblica Amministrazione in Italia; una cifra enorme e spaventosa a fronte della quale ci sono beni e servizi non sempre utili". Ha esordito così il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta al convegno d’apertura del Forum PA, che si svolge alla Nuova Fiera di Roma, da oggi al 14 maggio.

Dunque il punto della situazione, un anno dopo è questo: ci sono stati dei progressi, ma il giudizio dei cittadini sulla PA è sostanzialmente negativo e l’obiettivo resta quello del 50% in più di efficienza in tutti i campi, dalla scuola alla sanità, dalla giustizia alla burocrazia. "Perché i prodotti della PA non sono bulloni o automobili – ha detto Brunetta – ma beni e servizi pubblici che portano avanti il Paese. Non ci si può accontentare di averne un po’ perché così si va fuori dalla competizione con gli altri Stati che ne hanno di più. Ci sono tutte le condizioni per non accontentarsi visto che spendiamo come, se non di più, di altri Paesi e abbiamo un capitale umano che è superiore a quello dell’impresa".

Questa è una questione che sta davvero a cuore al Ministro Brunetta, tanto che ha annunciato una sfida: "Se entro 60 giorni non dovesse passare il decreto legge sul sistema di valutazione della PA io me ne vado". Dunque il decreto legislativo che venerdì scorso ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei Ministri ora ha due mesi di tempo per diventare legge; se dovesse essere fermato da qualche potere forte, il Ministro ha lanciato il suo impegno di dimettersi.

E quali potrebbero essere questi poteri forti? Il sindacato, ad esempio, più volte chiamato in causa da Brunetta come responsabile di una contrattazione troppo abusata, "sotto la quale è passato di tutto". "Io amo la contrattazione – ha dichiarato il Ministro – nel settore privato il contratto produce efficienza, nella Pubblica Amministrazione ha prodotto rendita. Se il contratto è buono sono d’accordo anch’io con il sindacato, altrimenti viva le regole e viva la legge. E su questo dovrebbero essere d’accordo tutti i cittadini". Gli altri poteri forti, che sanno fare lobby, non sempre nell’interesse dei cittadini, sono le public utilities; anch’esse dovranno essere sottoposte alla customer satisfaction.

Renato Brunetta nel corso del suo intervento al Forum PA ha paragonato spesso la PA ad un’impresa, sottolineandone le differenze e cioè la mancanza del mercato, che detta le regole dell’efficienza e che potrebbe determinarne la chiusura. "Se un’azienda non riesce a stare sul mercato chiude – ha detto il Ministro – per la PA questa possibilità non c’è. Ma c’è una possibilità in più e cioè quella di trasformare parte dei suoi costi in produttività, aumentandola di quel famoso 50% che è il mio obiettivo. E per far questo le soluzioni possibili sono due: o si privatizza il settore o si introducono nel settore la voce e i piedi. Le faccine che abbiamo già introdotto sono la voce dei cittadini; le Reti Amiche devono essere i piedi perché se un cittadino può decidere di andare dove si trova meglio ".

Secondo Renato Brunetta la Pubblica Amministrazione è una questione troppo seria per essere lasciata soltanto nelle mani della politica o del sindacato. "E’ una realtà che riguarda tutti, soprattutto i più deboli perché sono loro che hanno bisogno più degli altri di un ospedale efficiente, di una buona università e di una buona giustizia. I più forti possono anche provvedere da soli, comprandosela da mercati paralleli". Tra gli applausi generali degli uditori Brunetta ha dichiarato di aver interpretato il suo mandato di Ministro dalla parte della gente e dei lavoratori, ribadendo il fatto di non aver mai pensato ad una politica di tagli, ma ad una politica di trasparenza ed efficienza.

"Il gioco che sta per iniziare è fatto di pesi e contrappesi, come quello che c’è nel mercato, in cui vengono inseriti la voce e i piedi dei cittadini, consentendo loro di dare un giudizio finale. I premi si danno soltanto se la partita si vince". Renato Brunetta ha parlato anche di class action, che verrà introdotta perché dà voce al cittadino, anche se potrebbe intasare il sistema della giustizia.

di Antonella Giordano

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