FORUM PA. La conciliazione paritetica: vantaggi, limiti e consultazione europea

La conciliazione paritetica è e deve essere sempre più un valore aggiunto per le imprese, un fattore di concorrenza. Non hanno dubbi al riguardo Acgom, Aeeg e Cncu che oggi, nella Piazza della Tutela del Consumatore allestita al Forum PA, hanno tenuto un incontro sui metodi di risoluzione alternativa delle controversie. L’iniziativa è stata l’occasione per fare il punto dello stato dell’arte visto da tre prospettive diverse sì ma accomunate dal medesimo interesse: la soddisfazione del cliente pre e post acquisto.

Paolo Landi, Adiconsum, ha ripercorso la storia che ha fatto delle conciliazioni paritetiche uno strumento ampiamente diffuso: basti pensare che nel 2010 sono state attivate più di 20 mila conciliazioni. "Il nostro modello di conciliazione – spiega con fierezza Landi – non trova riscontro in nessun altro Paese europeo: in alcuni Paesi del nord Europa vige una "soluzione istituzionale" dove tra impresa e consumatore c’è un soggetto terzo, un arbitro che redime la controversia. In Francia, invece, alcune grandi imprese hanno adottato la figura del conciliatore aziendale: una figura impropria a svolgere quel ruolo dal momento che è pagata dall’azienda". Il valore aggiunto della "nostra" conciliazione è che a gestire il caso sono esclusivamente un rappresentante dell’azienda e dell’associazione dei consumatori indicata dal consumatore vittima del disservizio. I due professionisti, formatisi durante lo stesso corso, negoziano la decisione che sottopongono al consumatore il quale ha sempre l’ultima parola. "Questo meccanismo – aggiunge Landi – ha permesso di ottenere risultati soddisfacenti per i consumatori e di sperimentare un nuovo rapporto tra associazioni e aziende improntato sul dialogo".

Tuttavia ci sono dei limiti in questo meccanismo che Landi così sintetizza: "il primo ha riguardo al finanziamento della procedura che è gratuita per i consumatori. Attualmente il Ministero dello Sviluppo Economico sostiene attraverso un progetto la conciliazione. Un paradosso perché è impensabile che i soldi pubblici vengano utilizzati per risolvere i problemi delle imprese. Da qui la necessità di individuare un nuovo meccanismo ". "L’idea ottimale – secondo Landi – sarebbe quella di attivare dei fondi presso ciascuna Autorità di regolazione dove confluiscono i soldi delle multe comminate alle aziende". L’altro limite riguarda la mancanza di u riconoscimento istituzionale degli accordi sottoscritti tra associazioni e imprese.
Nel suo intervento Landi ha fatto cenno anche alla mediazione obbligatoria entrata in vigore lo scorso marzo criticando il carattere obbligatorio dello strumento visto come una sorta di "pedaggio da pagare".

Non è d’accordo su questo punto Enrico Cotugno, Agcom, che considera l’obbligatorietà della mediazione un mezzo per introdurre nel nostro Paese una cultura giuridica della mediazione. Al di là del dibattito sulla mediazione che tiene banco dall’entrata in vigore della disciplina coinvolgendo di volta in volta diversi attori, Cotugno nel suo intervento ha spiegato come l’obbligatorietà abbia contribuito al successo delle ADR nel settore della telefonia dove vige una sorta di doppio grado di giudizio: la conciliazione paritetica alla quale si aggiunge la risoluzione della controversia in via amministrativa attraverso l’Agcom, i Corecom o altri organismi autorizzati.

Nel settore dell’energia, infine, si guarda costantemente all’Europa dove il CEER, organismo in cui siede l’Aeeg, ha già fatto pervenire le proprie considerazioni al documento di consultazione della Commissione: sì al reclamo prima di attivare un procedura di ADR; gli organismi di ADR devono essere indipendenti dagli esercenti; la procedura non deve avere costi eccesivi che possano dissuadere il consumatore.

di Valentina Corvino

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