FORUM PA. Regolazione vuol dire qualità, anche nell’energia elettrica

Oggi il regolatore si sostituisce in qualche modo al consumatore. Non sempre infatti il consumatore riesce a correlare il prezzo al prodotto e questo diventa ancora più complicato se il prodotto è l’energia elettrica. E’ questo il tema di un convegno al Forum PA 2008, organizzato da Gruppo Italia Energia e intitolato "La regolamentazione dei servizi di pubblica utilità tra pubblico e privato, monopolio e mercato".

"Esistono una serie di parametri che possono essere direttamente percepibili dal consumatore e associati a livelli di prezzo, ma ne esistono molti altri che sono difficilmente posti all’attenzione dell’utente" ha dichiarato Tullio Fanelli, Commissario dell’Aeeg, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. In questi termini il regolatore svolge il compito di mediatore. L’Autorità è passata, nel corso del tempo, dall’avere un approccio improntato principalmente alla diffusione di informazioni, ad un approccio di garante di alcuni livelli di qualità, da non sacrificare a favore di un prezzo minore.

La legge 481/95 ha conferito al regolatore i seguenti strumenti:

  • standard di qualità generali e specifici;
  • indennizzi automatici, per correlare direttamente chi ha subito un danno con chi ha violato;
  • sistema di indennizzi e penalità che collega le tariffe alle violazioni di qualità.

Lo scopo è quello di orientare la decisione delle imprese verso l’interesse pubblico, quindi quello di tutelare i diritti dei clienti e di promuovere il miglioramento della qualità dei servizi.
Con l’apertura dei mercati e soprattutto la liberalizzazione dei settori produttivi è stato introdotto il concetto di qualità che ha stabilito dei livelli di base anche nel mercato dell’energia elettrica. L’autorità può così determinare delle soglie obbligatorie per il soggetto regolato.

"Dieci anni fa era impensabile chiedersi quanto sarebbe costato dimezzare la durata delle interruzioni annue del servizio elettrico; oggi le interruzioni sono state ridotte del 70%, al costo di soli 3 euro all’anno" ha spiegato Fanelli. In Italia l’impegno del regolatore è partito più velocemente rispetto ad altri paesi dell’Europa e si è riusciti ad affrontare in modo positivo l’incubo del peggioramento di qualità che sarebbe potuto scaturire dal superamento del regime di monopolio.

Per quanto riguarda il settore del gas, fino al 2000 il mercato era diviso tra 3 attori: l’ENI, le società municipalizzate e qualche azienda privata che riceveva delle concessioni dai Comuni. L’asticella della qualità era molto bassa perché se i privati riuscivano a fare meglio dovevano fermarsi perché c’erano costi aggiuntivi.

"In termini di qualità e sicurezza l’autorità ha fatto un ottimo lavoro – ha affermato il presidente di Anigas, Bruno Tani. "Prima non c’era alcuna regolamentazione sui tempi da rispettare; ora ci troviamo nella posizione in cui possiamo dare alle aziende dei parametri di prezzo e qualità" ha concluso Tani.

A fine convegno c’è stato un contraddittorio sul ruolo che la politica dovrebbe avere. Una posizione su cui erano tutti d’accordo è stata la necessità di spezzare il legame tra politica e impresa; ci vuole trasparenza e valutazione oggettiva, per cui il politico deve essere obbligato a valutare quali sono i progetti da portare avanti e le risorse da investire.

"Nel caso del Mezzogiorno – ha ricordato Fanelli – non è stato alcun indirizzo politico a far emergere la necessità di un recupero del servizio elettrico in quel territorio poiché c’era una necessità oggettiva: 5 ore di interruzione del servizio all’anno rispetto ai 20 minuti del resto d’Italia".

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