Famiglie indebitate nell’ombra dell’usura

Dall’indebitamento all’usura il passo è breve. La crisi economica continua ed è destinata a incidere ancora per molto sulle famiglie italiane (non tutte, ma oltre la metà), aumentano le disuguaglianze e in un contesto di questo genere si rischia sempre più spesso di scivolare nell’usura, in particolare nella "piccola usura" che risulta sempre meno legata al tradizionale "strozzino di quartiere" ma dietro cui si cela, spesso nella promessa di prestiti facili e mirabolanti diffusa da volantini e da ambigue agenzie, la criminalità organizzata, che ha scoperto questo canale per riciclare denaro e controllare il territorio. È quanto emerge dallo studio del Cnel "Sovraindebitamento delle famiglie: un problema da affrontare con decisione e urgenza", presentato oggi a Roma da Silvano Miniati, consigliere Cnel e Coordinatore del gruppo di lavoro su sovraindebitamento e rischi usura.

La crisi economica non è superata, durerà ancora e proprio in questi mesi i suoi effetti stanno colpendo le famiglie. "Insistere sul fatto che i campi da sci sono sovraffollati, che le autostrade sono intasate, che le città d’arte scoppiano per negare la gravità della crisi è operazione del tutto sbagliata, soprattutto perché induce a trascurare la necessità di interventi urgenti – si legge nel rapporto – Fin dall’inizio del nostro lavoro abbiamo sostenuto che la crisi non colpiva tutti e ovunque allo stesso modo. Quel 20% di famiglie che hanno visto crescere il loro reddito e anche quel 15-18% che non ha arretrato in modo significativo rappresentano, però, poco più di un terzo della società e non possono attenuare l’allarme per le condizioni della parte più consistente delle famiglie italiane".

Il 55-60% delle famiglie è invece in difficoltà, sconta la crisi e spesso le situazioni sono allarmanti. La crisi colpisce i più deboli, rappresentati da anziani pensionati, famiglie in cui si è perso il posto di lavoro, fra le quali alcuni lavoratori del tutto privi di copertura. Poi ci sono le famiglie colpite da sfratto e quelle con un malato grave, un invalido o una persona non autosufficiente. Il quadro è tracciato da Silvano Miniati: "Crescono gli sfratti per morosità, cresce il numero di assegni a vuoto emessi per piccole spese, sta crescendo il numero di cittadini che non ha reddito sufficiente a prezzi di mercato attuali per la casa né qualcuno che gli regali casa a loro insaputa. Cresce il numero di coloro che non riescono a far fronte alle scadenze di luce, acqua e gas, è cresciuto il ricorso alla cessione del quinto. Aumentano i prestiti garantiti dal bene-casa e avvertiamo che c’è un aumento dei mutui ipotecari sulle abitazioni".

"Un altro segnale – ha aggiunto Miniati – è il proliferare di agenzie di prestiti e botteghe ‘compro-vendo oro’ che non sono altro che Monti dei pegni. La piccola usura si sta sviluppando non solo perché serve finanziariamente alla mafia per riciclare soldi ma anche per controllare il territorio politicamente". E a rischio sono coloro che hanno difficoltà ad accedere a forme di prestito regolari, quindi le categorie più deboli: pensionati al minimo, precari, disoccupati, che possono finire nelle maglie dell’usura. Un fenomeno che però è molto sfaccettato, come ha sottolineato nel corso del dibattito il Colonnello Salerno, della Guardia di Finanza: operazioni recenti hanno evidenziato che nel mondo dell’usura si muove non solo la criminalità organizzata ma diverse tipologie di soggetti che comprendono anche l’usuraio di quartiere, l’usura etnica con il coinvolgimento di un referente specifico all’interno di una comunità, e talora c’è il coinvolgimento di operatori di attività finanziarie che avevano parvenza di legalità.

La relazione del Cnel ha evidenziato anche la necessità di informazione e formazione dei cittadini, a volte privi di strumenti di fronte a forme di pubblicità – come quelle che reclamizzano prestiti facili – considerate dannose e fuorvianti, ma anche di fronte a norme o contratti poco chiari. Il Cnel ha lanciato una serie di proposte: "Gli interventi necessari – ha precisato però Miniati – non sono a costo zero. Servono tanti soldi. Ma governare significa fare scelte coraggiose, necessarie e a volte impopolari". Si legge nel rapporto: "Il governo è chiamato non solo ad interventi che incidano positivamente sui redditi delle famiglie in grave difficoltà, ma anche ad adottare provvedimenti legislativi che rendano più chiari i doveri di chi eroga prestiti, più concreti ed esigibili i diritti dei cittadini, aiutando ad esempio l’accorpamento dei debiti disseminati". Le proposte sono dunque il miglioramento delle condizioni economiche e reddituali, un fondo per l’integrazione degli affitti e il sostegno degli interventi in abitazioni di proprietà, il raggruppamento dei debiti disseminati ("Ristrutturare i debiti riconducendoli ad un unico debito da riarticolare secondo le possibilità può permettere a tanti cittadini di far fronte agli impegni contratti e aiutarli anche a gestire meglio la situazione") e norme più efficaci per assicurare informazione e trasparenza.

Al seminario è intervenuto anche Fabio Picciolini, del Fondo prevenzione usura di Adiconsum-Cisl, che ha puntualizzato dati e situazione a partire da una critica alle statistiche disponibili: "Meno del 60% degli italiani (e non l’83% dichiarato, ndr) ha la prima casa. Gli italiani in affitto sul mercato libero sono più numerosi di quelli che dicono le statistiche. Le statistiche dicono anche che io guadagno tre volte quello che guadagna un gioielliere! E la criminalità organizzata nell’usura ha preso il sopravvento su quella di quartiere. Larga parte degli immigrati arriva già usurata perché deve pagarsi il viaggio". In un contesto quale quello attuale, ha proseguito Picciolini, "pensare di poter aumentare il reddito oggi è fuori dal mondo. La mia preoccupazione è che i redditi seguiteranno a diminuire. I soldi per la Grecia, chi li pagherà se non noi?". Per il responsabile Adiconsum, bisogna partire da un’esigenza: "La famiglia in difficoltà deve avere il coraggio di dire che è in difficoltà". I dati a disposizione a partire da chi si rivolge al Fondo dicono che è aumentato il debito medio (da 18 mila euro nel 2005 a 20 mila nel 2009) e che c’è una riduzione della capacità di rimborso. "Il Cnel – ha esortato Picciolini – ha il potere di presentare leggi al Parlamento: vanno presentate, le leggi, perché quelle che esistono non sono buone. La mia associazione ha presentato dal 2001 un progetto di legge sul sovraindebitamento in cui c’erano tutti: perché giace nei cassetti del Parlamento?". E ancora una precisazione: alcune norme, come quelle sulla trasparenza bancaria, sono già approvate, una giurisprudenza c’è, c’è un accordo con le banche per sospendere i mutui che ha confermato come l’Italia sia divisa perché al Sud c’è più precariato. "Dovremmo fare – ha concluso Picciolini – proposte semplici e possibili".

 

di Sabrina Bergamini

 

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