“Farmaci: deregulation alla Sacconi” di A. Longo

Il neo ministro del Lavoro e della salute Maurizio Sacconi è un personaggio singolare.
Di estrazione socialista, è diventato uno dei più strenui "liberisti". Ma è un liberista verbale e virtuale, visto che le sue posizioni di liberismo vero e di liberalizzazioni a vantaggio del mercato e dei consumatori hanno ben poco.

Nella scorsa legislatura ha avversato fieramente l’introduzione della class action, pronosticando disastri delle imprese italiane e abbandono addirittura del mercato italiano da parte delle imprese straniere, dimenticando che la class action caratterizza il mercato più liberista del mondo, quello americano.

E dopo aver contestato un po’ tutti i provvedimenti dei decreti Bersani, nella sua nuova veste di Ministro della salute Sacconi ha confermato il no alla vendita dei farmaci di fascia C nelle Parafarmacie (già detto sciaguratamente dalla Turco) e ha ipotizzato l’abolizione della presenza obbligatoria del farmacista nei corner della Grande Distribuzione.

Nel primo caso ha cavalcato l’onda di rivalsa dei farmacisti titolari, una delle grandi e ricche lobbies corporative, che di fronte alle norme Bersani sui farmaci da banco avevano pronosticato drammi sanitari, puntualmente non accaduti.

Quanto ai farmacisti nei corner, si tratta di una misura a suo tempo sostenuta dalla stessa Grande Distribuzione, che durante il dibattito sulle norme Bersani avevano fatto proprio di questa presenza la garanzia di qualità della nuova proposta commerciale.

Ora il vento è cambiato e la GD cambia opinione e posizione, ritenendo superfluo (perché costa) la presenza del farmacista nei suoi corner.

Si intravede quindi una alleanza inedita e indecente fra il Ministro della salute, i farmacisti titolari e la Grande Distribuzione, per far passare la vendita dei farmaci da banco come quella di un qualsiasi prodotto e nello stesso tempo bloccare sostanzialmente il processo di liberalizzazione dei farmaci, che dovevano vedere il passaggio alla vendita nelle Parafarmacie e nei corner anche dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta.

Incredibilmente su questa alleanza scende la benedizione della Federazione degli ordini dei Farmacisti, che invece di tutelare tutti gli iscritti si preoccupa di garantire la corporazione dei farmacisti titolari.

Ministro Sacconi, se vuole davvero liberalizzare il settore dei farmaci, garantendo la qualità delle prestazioni e la salute dei cittadini, ha due scelte soltanto: permettere subito la vendita dei farmaci di fascia C nelle Parafarmacie, con la presenze obbligatoria del professionista; andare verso il superamento del numero chiuso delle farmacie, aumentando subito del 50% le attuali autorizzazioni e prevedendo in 5 anni la liberalizzazione totale. Altrimenti il suo è solo un liberismo parolaio a tutela degli interessi corporativi.

 

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